Collatio 23-11-2019

Giovanni 20,11-18

11Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.

13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Mentre la vicenda di Pietro e del discepolo amato ha una sua prima conclusione in una fede incapace però di cambiare la loro vita (“se ne tornarono di nuovo a casa” v. 10), per Maria Maddalena la narrazione era rimasta sospesa dopo l’annunzio allarmato della sparizione del corpo di Gesù. La sua posizione torna ad essere, irremovibile, quella presso il sepolcro vuoto, in un pianto inconsolato: lacrime che aprono anche a lei la visione dell’interno del sepolcro (anche di lei si dice che “si chinò verso il sepolcro” come era stato detto di Pietro al v. 5), non però secondo lo sguardo “scientifico” dei discepoli che osservano bende e sudario, ma con la contemplazione di un mondo celeste: “vide due angeli in bianche vesti”. La loro posizione ricorda i cherubini posti ai lati dell’arca dell’alleanza: quel corpo è davvero il santuario della presenza di Dio, e il segno promesso della sua riedificazione (2,18-22!). Ma non è neppure questa visione a cambiare il cuore. Gli angeli non sono lì a dare un annuncio di resurrezione (come nei sinottici), ma semplicemente ad amplificare la consapevolezza di Maria: “perché piangi?”, come se fosse l’unica cosa importante, come se tutto si raccogliesse in quelle lacrime, come se non ci fosse nient’altro al mondo. “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”: tutto è al singolare, in un personalissimo e ancora più angosciato sgomento. “Dove?”: è la domanda che ha attraversato il vangelo, e che ora sintetizza il passaggio ad una nuova relazione con Gesù per tutti i credenti in Lui. Per questo non serve più contemplare il sepolcro vuoto; anche Maria si volta dall’altra parte: dalla tomba luogo del cadavere noto, scomparso e ricercato, a Gesù, sconosciuto, ma vivo, “in piedi”, nel giardino. Egli non si presenta: non ha attenzione che per il pianto di Maria. Ma la sua domanda ha qualcosa in più rispetto a quella degli angeli: “Donna, perché piangi? chi cerchi?”. Una donna, la madre, a Cana aveva anticipato l’ora e sotto la croce, in compagnia di Maria Maddalena, aveva ricevuto da Gesù il discepolo amato come figlio. Ora Maria Maddalena prima testimone di Gesù risorto e vivo, è la “donna” amante dell’alleanza nuova, che cerca, nel giardino (cfr. Ct 4,12-5,1; 6,1-2), l’amato (cfr. Ct 3,1-4; 5,6-8), mentre egli la invita a voltarsi (cfr. Ct 7,1). L’equivoco di Gesù scambiato per il giardiniere esplicita ancora di più i sentimenti e la ricerca di Maria (cfr. anche 1,38!): “dimmi dove!”. Qui Gesù, diversamente dall’altro giardino, quello della cattura, dove alla ricerca di Lui aveva risposto “Io sono”, semplicemente la chiama per nome: “Maria!”. Gesù davanti a Lei non proclama se stesso, ma la richiama alla relazione personale, conosciuta, intima (cfr. 10,3-5.14-6.27). È in questa voce inconfondibile che Maria, ancora una volta e più profondamente voltandosi, riconosce Gesù: nel suo essere riconosciuta da Lui (cfr. 1,47-51); e riconosce in Lui la storia del suo discepolato. Tutto si ricompone. Ma non per rimanere così: la direzione è il Padre, che è all’origine della missione di Gesù (1,18). Il gesto implicito dell’abbraccio di Maria a Gesù non è la condizione definitiva (letteralmente: “non continuare a tenermi…”); è un incontro che contiene un “non ancora”: il passaggio al Padre di Gesù e il compiersi di questo cammino, nella storia, anche per i discepoli divenuti “fratelli” di Gesù. La Pasqua ha prodotto questa condizione nuova nei discepoli: sono (per la prima volta) chiamati da Gesù “fratelli”, perché generati a una nuova vita che viene dal Padre suo e va a Lui. Maria di Magdala è la prima annunciatrice di questo movimento, a partire da una esperienza del risorto (“ho visto il Signore”), che insieme a quella degli altri discepoli è fondamento permanente e vivo dell’esperienza di fede di tutte le generazioni dei credenti in Gesù Cristo, il Figlio di Dio.