Collatio 2-1-2020

Isaia 40,1-5

«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio.

Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».

Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.

Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.

Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».

La parola della consolazione ci è donata, ancora una volta: “Consolate, consolate!”; è il Signore stesso a chiedere con insistenza al suo consiglio celeste radunato di portare finalmente consolazione al suo popolo. Siamo suoi, e non permette che la desolazione vinca per sempre. C’è un limite al castigo. C’è una parola che deve raggiungere e sciogliere il cuore chiuso, deluso, intristito di Gerusalemme, una parola gridata, che deve arrivare fin laggiù, a quel cuore divenuto lontano: non è più il tempo della schiavitù! Al principio di questa seconda parte del Libro di Isaia, proprio in questo esserci rivolta ancora la sua Parola c’è l’occasione nuova della nostra liberazione, se lasciamo che tocchi le fibre nascoste del nostro cuore, perché sia vinta ogni rassegnazione. La consolazione è questa: che non siamo fatti per una vita incatenata, preda delle nostre tristezze, paure e cocciutaggini. Ne abbiamo avuta abbastanza! Ora possiamo aprire, anche nel nostro deserto, una via al Signore. Una voce di nuovo grida! E’ la sua parola che ci invita a ridare una possibilità al Signore, alla sua potenza di trasformazione, alla sua promessa di giardino anche nella steppa. La bocca del Signore ha parlato, e ora, se il nostro cuore la accoglie, la sua parola ci dispone al nuovo che viene. Tutti gli uomini vedranno la gloria del Signore, quando questa si rivelerà in un popolo capace di rialzarsi, di non rimanere imprigionato nel triste passato del proprio deserto, ma di aprirsi con rinnovata speranza a ciò che gli sta di fronte, all’avventura meravigliosa di giorni nuovi in cui il Signore realizza le sue promesse di bene. La bocca del Signore ha parlato, ancora oggi ci ha parlato, e allora tutto è di nuovo possibile.