Collatio 3-1-20202

Isaia 40,6-11

Una voce dice: «Grida»,
e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?».
Ogni uomo è come l’erba
e tutta la sua grazia è come un fiore del campo.

Secca l’erba, il fiore appassisce
quando soffia su di essi il vento del Signore.
Veramente il popolo è come l’erba.

Secca l’erba, appassisce il fiore,
ma la parola del nostro Dio dura per sempre.

Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!

Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

Al comando di gridare la via nuova della manifestazione della gloria di Dio si leva l’obiezione: “che cosa dovrò gridare”, davanti all’evidenza di un popolo castigato per la sua stoltezza e il suo peccato, che ha perso ogni dignità e bellezza? E’ bastato un “soffio del Signore” per ridurre a nulla tutto il suo splendore, che non era altro che erba, vigore effimero, bellezza passeggera! Sì, è vero, ogni umano splendore sembra svanire inesorabilmente, eppure c’è ancora una parola di salvezza “in sospeso”. Sono passati molti anni dalle profezie di Isaia, che aveva previsto l’invasione assira. In realtà sono stati i babilonesi a distruggere e deportare Gerusalemme (39,5-8). Ma nelle parole del profeta c’è ancora una promessa di redenzione che attende di compiersi (cfr. il capitolo 35!), e la parola del Signore “dura per sempre”! La gloria di Dio non si leva sulle ceneri di una umanità distrutta, ma in una nuova risurrezione che ora già comincia a compiersi. Gerusalemme, al cui cuore era diretta la parola della consolazione, può ora levarsi ad annunciare con forza alle altre città di Giuda l’inizio di una via nuova, la buona notizia del venire di Dio con potenza. Si può tradurre più letteralmente: “Sali si un alto monte tu, Sion, che annunci liete notizie, alza la voce con forze tu, Gerusalemme annunziatrice!”. Non c’è da temere: quell’esperienza di salvezza e liberazione che Gerusalemme conosce, avendo aperto il cuore alla parola di consolazione, diviene ora annuncio gioioso a tutti. Il Signore non viene per castigare, per condannare, ma per portare premi e ricompense! E’ lui il pastore buono, che sa condurre con sicurezza e dolcezza il suo gregge, proteggendo il suo fragile e prezioso futuro. Anche per noi la constatazione impietosa e salutare della nostra radicale vanità si trasforma in nuova e più salda speranza, per uno sguardo che sa cogliere la fedeltà di un Dio che mentre ci dona la sua parola ci libera, e liberandoci ci introduce in una esperienza di Lui che ci spinge a divenire, senza timore, suoi testimoni, gioiosi annunziatori della sua presenza e della sua tenera e forte cura, perché ogni germoglio di bene in noi possa giungere alla pienezza del suo amore.