Collatio 4-1-2020

Isaia 40,12-24

Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare
e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo?
Chi ha valutato con il moggio la polvere della terra
e ha pesato con la stadera le montagne
e i colli con la bilancia?

Chi ha diretto lo spirito del Signore
e come suo consigliere lo ha istruito?

A chi ha chiesto di consigliarlo, di istruirlo,
di insegnargli il sentiero del diritto,
di insegnargli la conoscenza
e di fargli conoscere la via della prudenza?

Ecco, le nazioni sono come una goccia che cade da un secchio,
contano come polvere sulla bilancia;
ecco, le isole pesano quanto un granello di sabbia.

Il Libano non basterebbe per accendere il rogo,
né le sue bestie per l’olocausto.

Tutte le nazioni sono come un niente davanti a lui,
come nulla e vuoto sono da lui ritenute.

A chi potreste paragonare Dio
e quale immagine mettergli a confronto?

Il fabbro fonde l’idolo,
l’orafo lo riveste d’oro,
e fonde catenelle d’argento.

Chi ha poco da offrire
sceglie un legno che non marcisce;
si cerca un artista abile,
perché gli faccia una statua che non si muova.

Non lo sapete forse? Non lo avete udito?
Non vi fu forse annunciato dal principio?
Non avete riflettuto sulle fondamenta della terra?

Egli siede sopra la volta del mondo,
da dove gli abitanti sembrano cavallette.
Egli stende il cielo come un velo,
lo dispiega come una tenda dove abitare;

egli riduce a nulla i potenti
e annienta i signori della terra.

Sono appena piantati, appena seminati,
appena i loro steli hanno messo radici nella terra,
egli soffia su di loro ed essi seccano
e l’uragano li strappa via come paglia.

E’ impossibile paragonare l’immensa opera in atto della creazione con un qualsiasi artificio dell’umano ingegno. Non c’è altro “chi” che sovrintenda alla “soppesata” e grandiosa armonia della natura se non il Dio creatore di ogni cosa. E così è anche del corso della storia e delle vicende dei popoli che solo lo spirito del Signore davvero conosce e guida, senza che l’imperfetta e sempre parziale conoscenza umana possa aggiungere alcunché. E’ da Israele che riceviamo, attraverso la nostra fede nell’ebreo Gesù Figlio di Dio, lo sguardo disincantato sul mondo e sulla storia, nella loro radicale fragilità e inconsistenza. La profezia di Israele, che in Isaia trae origine dal riconoscimento della santità di Dio che trascende e al tempo stesso riempie l’universo (cfr. 6,1-3!), ci consegna il vigore di uno sguardo che relativizza e pone nella sua giusta misura ogni cosa davanti a Dio. Non c’è entusiasmo o disperazione che possa impadronirsi del cuore credente al punto da strappargli la memoria di Dio e quindi delle dimensioni vere delle cose del mondo. Quello che ai nostri occhi sembra così grande, potente, vincente (come agli occhi di Israele deportato e umiliato apparivano le grandi potenze mondiali) non sono che “come una goccia da un secchio… come polvere sulla bilancia… come un granello di sabbia”. Viste “dall’alto” tutte le cose appaiono piccole, anche quelle che sembrano a noi così imponenti: “egli siede sopra la volta del mondo, da dove gli abitanti sembrano cavallette!”. L’inganno dell’idolatria, che attribuisce all’opera umana un’importanza, un potere e una stabilità che non ha, è mancanza di memoria; in fondo sappiamo tutti bene, perché non solo è la parola affidata da Dio ai padri, ma è scritto nel profondo del nostro cuore come nelle fondamenta stessa della terra: tutto è vanità, fragile inconsistenza; e più l’uomo si innalza stoltamente o pone la sua fiducia nella grandezza di un altro uomo, più si allontana dalla verità delle cose e di se stesso. E’ l’inganno dei “potenti” e dei “signori della terra”, che pensano e danno ad intendere agli altri di possedere una stabilità che non hanno: “sono appena piantati, appena seminati, appena i loro steli hanno messo radici nella terra, egli soffia su di loro ed essi si seccano e l’uragano li strappa via come paglia”. Lo spirito del Signore è come un soffio che riporta alla propria inconsistenza la vana pretesa umana; così avevamo già sentito ai vv. 6-7: “Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore”. Vivere davanti a Dio è custodire la pacifica libertà da ogni potere mondano e l’umile consapevolezza della propria miseria.