Collatio 2-4-2020

Isaia 66,5-11

Ascoltate la parola del Signore,
voi che tremate alla sua parola.
Hanno detto i vostri fratelli che vi odiano,
che vi respingono a causa del mio nome:
«Mostri il Signore la sua gloria,
perché possiamo vedere la vostra gioia!».
Ma essi saranno confusi.

Giunge un rumore, un frastuono dalla città,
un rumore dal tempio:
è la voce del Signore, che dà
la ricompensa ai suoi nemici.

Prima di provare i dolori, ha partorito;
prima che le venissero i dolori,
ha dato alla luce un maschio.

Chi ha mai udito una cosa simile,
chi ha visto cose come queste?
Nasce forse una terra in un giorno,
una nazione è generata forse in un istante?
Eppure Sion, appena sentiti i dolori,
ha partorito i figli.

«Io che apro il grembo materno,
non farò partorire?», dice il Signore.
«Io che faccio generare,
chiuderei il seno?», dice il tuo Dio.

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.

Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.

La sfida posta dai “fratelli che vi odiano” è semplicemente la pretesa di vedere. C’è una parola nuda che è promessa e c’è un tempo che è attesa nel deserto. C’è chi “trema” alla parola, perché si fa toccare da essa, e ne vibra; e c’è chi è sottomesso al dominio degli occhi, e vede solo il deserto e l’inutile fragilità di chi “trema”. Ascoltare e credere non è sforzarsi di produrre una testimonianza di gioia che possa convincere gli altri delle promesse di Dio, ma attendere umilmente e fiduciosamente che il Signore si manifesti. La gioia nostra è solo un dono suo, e non la moneta da pagare per ottenere la considerazione degli altri o per dimostrare volontaristicamente ciò che è sempre e solo opera di Dio. L’orgoglio di chi vuole “controllare” e pretende il riscontro degli occhi, non potrà che rimanere confuso. Chi ascolta, invece, sente, a partire dal suo stesso intimo “tremare”, la potenza di una parola che giunge come giudizio e salvezza. E con la stessa improvvisa efficacia del temibile giudizio verso chi è chiuso alla parola, così anche le sorti di Gerusalemme si muteranno in una sorprendente e umanamente indecifrabile fecondità, per comando e per grazia di Dio. Solo chi si è lasciato umilmente attraversare dal passaggio di una Parola che fa tremare fin nelle fondamenta potrà allora unirsi alla gioia di Gerusalemme, lasciandosi generare e nutrire alla vita nuova donata da Dio. Finché rimaniamo immuni al contagio della Parola che Dio ci offre, non potremo sperimentare la consolazione di essere figli amati e ricolmati di delizie nel grembo fecondo del suo popolo santo.