Collatio 3-4-2020

Isaia 66,12-18a

Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.

Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.

Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi,
ma la sua collera contro i nemici.

Poiché, ecco, il Signore viene con il fuoco,
i suoi carri sono come un turbine,
per riversare con ardore l’ira,
la sua minaccia con fiamme di fuoco.

Con il fuoco infatti il Signore farà giustizia
e con la spada su ogni uomo;
molti saranno i colpiti dal Signore.

Coloro che si consacrano e purificano nei giardini,
seguendo uno che sta in mezzo,
che mangiano carne suina, cose obbrobriose e topi,
insieme finiranno – oracolo del Signore –

con le loro opere e i loro propositi».

Dolcissimo e terribile. Così il profeta ci descrive il volto del Signore al rivelarsi della sua gloria. Sovrabbondante nel suo amore e nella dispensazione dei suoi doni di pace, come un fiume traboccante il Signore inonderà Gerusalemme di tutto ciò che di vero, prezioso e luminoso viene dalle genti. Come bimbi allattati (non è l’immagine stessa della piena beatitudine?) ci ritroveremo accolti, portati e coccolati sulle ginocchia stesse del Signore, ricolmati, secondo le sue promesse (40,1), di tutta la sua tenerezza e consolazione, in una Gerusalemme santificata. Potremo vedere finalmente e gioire con il cuore ed essere rigenerati fin nelle ossa, fin nel più intimo del nostro essere. È la consolazione promessa ai miseri (49,13), ai cuori spezzati (61,1), alle ossa stritolate e inaridite (Sal 31,11; 32,3; 42,11; 51,10; Ez 37,1-11). È la consolazione promessa a chi piange (Mt 5,4), a chi nel mondo è piccolo, calpestato, irrilevante, e che continua a porre la sua fiducia nel Signore: sono i suoi servi fedeli, che come il “servo del Signore” (52,13-53,12) pàgano il prezzo della violenza della storia, e che conosceranno la mano consolante di Dio. Il venire di Dio, dunque, è giustizia, e quindi anche terribile e insindacabile giudizio contro gli oppressori, contro chi ha creduto di ingannare Dio cercando in rituali vani di purificazione l’immunità dalla sventura, preservandosi spazi “esclusivi” di paradiso mondano, e continuando a divorare ogni cosa. Il fuoco terribile del Signore è l’altra faccia del suo amore, che fa giustizia ai poveri e agli umili della terra. Ascoltare “tutta” questa parola, significa accettare di sentire tutta la bellezza e dolcezza di quella comunione promessa in Gerusalemme, che consola ogni nostra lacrima, ma anche tutta l’amarezza e il giudizio terribile che pende su ciascuno di noi, come esito irreparabile di ogni vita indurita, chiusa e centrata su di sé.