Collatio 27-04-2020

Atti 2,32-41

«Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.

Davide infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice:
Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi.
Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

La prospettiva di conversione, alla quale Pietro sta richiamando i suoi ascoltatori, è passare da una visione del mondo e della storia interamente fatta dalle decisioni e dalle azioni degli uomini, ad uno sguardo che riconosce la signoria dell’opera di Dio, resa manifesta nella risurrezione di Gesù. Ciò che Pietro, gli Undici e tutta la comunità dei discepoli mossa dallo Spirito testimonia è che Dio è il soggetto ultimo della storia umana, che smentisce il progetto di morte degli uomini, trasformandolo in occasione di vita nuova . E che il dono di vita nuova con cui il Padre riempie il suo Figlio, innalzando Colui che gli uomini avevano scartato e schiacciato, non è l’affermazione di una vittoria “contro” gli uomini, ma una effusione di vita e di perdono. Nel momento stesso in cui Gesù, seduto alla destra di Dio, è costituito nella pienezza del suo potere, e i suoi nemici gli sono sottomessi, proprio a noi, suoi “nemici” (cfr. Rm 5,5-11!), partecipa del dono di vita in abbondanza dello Spirito. La vittoria nella risurrezione dell’innocente schiacciato non è la ritorsione vendicativa “occhio per occhio”, ma l’affermazione di una logica nuova, di perdono e di vita. La testimonianza di Pietro e dei discepoli è dunque al servizio di questa conoscenza “incrollabile”: che per quanto nemici di Dio, a motivo del nostro peccato e della nostra violenza, non solo il nostro male non è l’ultima parola, ma il nostro essere “sconfitti da lui” è la vera ragione della nostra gioia, e della possibilità per noi di essere vivificati, raggiunti dal suo amore, restituiti alla nostra dignità, liberati: è Lui il Signore! Quel Gesù da noi rifiutato e messo a morte, è Lui il Signore della storia e di ciascuno di noi! Non c’è esperienza di salvezza in Gesù senza il passaggio da questo dolore, da questa trafittura del cuore: scoprire la nostra radicale inimicizia con Dio, che smonta tutta la falsa rappresentazione della nostra giustizia, del nostro vuoto perbenismo, delle nostre anche inconsapevoli ipocrisie. Ma il pentimento cristiano è uno scoprire il nostro peccato non fine a se stesso, in modo disperante, ma nel momento stesso in cui riconosciamo, davanti alla signoria di Gesù risorto, che il nostro male non è l’ultima parola, che Lui ha vinto, “mi” ha vinto, e che in questa mia sconfitta c’è il segreto vero della mia consolazione, il varco per me di un dono di salvezza e di vita. “Che cosa dobbiamo fare?”. La domanda di quei cuori che si sono lasciati trafiggere dall’annunzio di un amore che si è lasciato ferire e che ha vinto il nostro peccato, è una domanda che apre al futuro, a possibilità nuove. “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia immergere nel nome di Gesù…”. Quel che c’è da fare è anzitutto questo: cambiare prospettiva, riconoscere la signoria dell’agire di Dio nella nostra vita, lasciarsi “immergere” (questo significa “battezzare”) nella storia nuova del Risorto, lasciarsi strappare dall’apparente dominio del peccato e della morte, accogliere la vita nuova dello Spirito di Dio. La promessa dello Spirito è proprio “per voi”- dice Pietro-, voi che avete crocifisso Gesù, e che ora potete ricevere gratuitamente il perdono e la vita. Certo non è cosa facile. È semplicissimo: accogliere il dono. Ma non è facile, perché significa rinunciare ad una visione di sé e della vita in cui siamo noi i protagonisti. Per questo Pietro insistentemente testimonia ed esorta: si tratta di farsi salvare (così letteralmente! purtroppo viene tradotto in italiano con “salvatevi”), e di lasciare, sempre più profondamente e radicalmente nel nostro cuore, quella “perversione” che è la follia mortifera di volersi salvare da soli. Lasciarsi afferrare dalla mano che ti salva e che tu stesso hai inchiodato alla croce, significa afferrarla a tua volta, liberamente, “smentendo” te stesso, il tuo orgoglio, la tua presunzione, per essere associato al popolo dei salvati, cioè al popolo di coloro il cui unico vanto è quello di essere stati amati e perdonati, come primizia e testimonianza di una salvezza preparata per tutti.