Collatio 28-04-2020

Atti 2,42-47

Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.

Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

La dimensione concreta e percorribile della vita nuova donata dallo Spirito a chiunque si converte alla Signoria di Gesù e vi si lascia immergere (battezzare) è la vita di comunione dei discepoli. La perseveranza nella unità e nella preghiera che avevamo notato nell’attesa del dono dello Spirito, non è stravolta, spazzata via dalla esperienza carismatica della Pentecoste: anzi, ancora più si amplifica nel dispiegarsi pieno di una comunione quotidiana, a partire dall’insegnamento di Gesù della cui autenticità e continuità gli apostoli sono i garanti, e per coinvolgere ogni aspetto della vita, mentre si allarga a quanti si aggiungono al cammino dei discepoli. Non esiste vita cristiana senza questa “perseveranza”, senza questo “ogni giorno”. Non è una parentesi domenicale! È un attingere continuamente alla sorgente della Parola di Gesù, che è Spirito e Vita, per alimentare l’unione profonda tra i credenti in Gesù, il cui segno affidato è la “frazione del pane”, e la preghiera. Questa intima unione con il Signore Risorto sperimentata nella comunione fraterna dei discepoli, non ha il carattere della semplice “amicizia”, ma del “timore”: è la consapevolezza di far parte di un popolo santo, che nella misura della sua fedeltà allo Spirito di Gesù vive la quotidiana esperienza prodigiosa della salvezza donata, della guarigione del cuore, del cambiamento della vita. Il primo “prodigio e segno” è un modo nuovo di rapportarsi con le ricchezze, con i beni del mondo: liberati dalla paura, o meglio dalla sottomissione alla logica della morte, i credenti in Gesù risorto non sono più schiavi dell’ossessione del possesso, perché sono consapevoli di non essere proprietari di nulla in questo mondo, ma solo amministratori e beneficiari, a favore di chi è nel bisogno. I discepoli continuano a condividere le preghiere del popolo di Dio nel tempio, ma anche custodiscono il segno del “pane spezzato” dato da Gesù, dono che spinge alla condivisione, alla cura amorevole verso tutti, soprattutto i più deboli, con la letizia e la semplicità di un donare libero e gratuito. È una comunità bella, attraente, dove ciascuno vive la grazia della conversione al Signore. È la comunità animata dallo Spirito. Questo è il segno per il mondo.