Collatio 30-04-2020

Atti 3,17-26

«Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire.

Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. E tutti i profeti, a cominciare da Samuele e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».

Questa seconda parte del discorso di Pietro è in stretta connessione con quanto precede. Di nuovo osserviamo come l’andamento della predicazione della Chiesa mossa dallo Spirito (come già avevamo visto nel giorno di Pentecoste) parte dalla reazione meravigliata delle folle per un fatto prodigioso (qui è la guarigione dello storpio), per poi mostrarne la portata cristologica, cioè l’intima connessione con Gesù e con la salvezza offerta qui e ora, in base alle parole profetiche delle Scritture. La predicazione è dunque un appello: non un insegnamento dottrinale o morale, ma un invito ad accogliere una salvezza che si manifesta a partire da un evento particolare, ma che svela il legame tra la vicenda di Gesù e il qui e ora delle persone che vedono e ascoltano. Per questo è fondamentale per prima cosa la precisazione che Pietro fa’ nei versetti precedenti sul fatto che il miracolo non è opera sua e di Giovanni, ma si compie in virtù del “Nome”, cioè di quella particolare persona, Gesù, con cui i suoi ascoltatori hanno un conto in sospeso: “voi lo avete rinnegato… lo avete ucciso…”. Il miracolo non è lì per farci aprire la bocca con meraviglia e limitarci a dire: bravi loro… fortunato lui! Ma accorgerci di come siamo noi stessi implicati nel senso “nascosto” e traboccante di quell’evento prodigioso, chiamati personalmente a riconoscere il nostro peccato, invitati a conversione e a ricevere perdono e salvezza. Altrimenti è tutto inutile, si rimane solo inerti spettatori. Infatti il discorso si sposta, o meglio si approfondisce, perché ciò che è accaduto allo storpio riguarda Gesù, e quindi coinvolge tutti, perché tutti sono chiamati a “convertirsi e cambiare vita”, a ricevere “il perdono dei peccati”, a conoscere “i tempi della consolazione”, della “ricostituzione di tutte le cose”, ad accogliere Gesù che viene con la sua “benedizione”. L’ignoranza che ha caratterizzato l’agire violento che ha portato Gesù alla morte non è una specie di “scusante”: è la condizione stessa del peccato, che è cecità davanti a Dio, dimenticanza della propria vocazione. Eppure questo non ha impedito a Dio di portare a compimento il suo progetto di salvezza, di assunzione, nel suo Cristo, del dolore del mondo per trasfigurarlo e riscattarlo con il dono di sé. Non è cosa nuova per Israele: è il senso più intimo della profezia, fin da Mosè. Far parte di questo popolo significa ascoltare questa parola “altra”, che viene da Dio, e che attende il mondo nuovo generato da un amore che prende su di sé il peccato e lo cancella, passando dalla maledizione della morte alla benedizione della vita promessa a “tutte le patrie della terra”. Pietro ebreo sta richiamando i suoi fratelli ebrei a questa responsabilità che li ha posti al centro della storia della salvezza: divenire la cerniera della potenza di risurrezione e vita nuova destinata a tutti gli uomini, accogliendo l’inviato di Dio che chiama a conversione e dona la sua benedizione. Pietro continua a far riferimento, nella sua predicazione, alle parole della Scrittura, che sono l’alimento quotidiano della comunità dei discepoli, e che ora, alla luce della Pasqua di Gesù, risuonano in un concerto di bellezza: esse ora permettono la comprensione più ampia del disegno di Dio, del suo modo di agire, e quindi anche di leggere il suo compiersi nel qui e ora della presenza nuova del Cristo risorto, della vocazione del popolo di Dio, e dell’orizzonte universale della salvezza.