Collatio 19-05-2020

Atti 8,9-17

Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio.

A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie. Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.
Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Essersi inoltrati, a motivo della persecuzione, in territori marginali e meticci, come la Samaria rispetto a Gerusalemme, significa scoprire ambientazioni inedite per il vangelo: mentre là, al centro religioso di Israele, la questione che coagula l’interesse è il tempio, e tutto si gioca in contrapposizioni nette, stagliate, tra la comunità dei discepoli e i loro avversari, qui, in terra di Samaria, ci si accorge subito che alla gioia dell’accoglienza del vangelo, con tutta la sua forza di liberazione e guarigione, corrisponde anche la necessità di fare i conti con una religiosità sincretista e una cultura molto più mescolata, ricca di contaminazioni e caratterizzata da linguaggi, categorie e abitudini nuove. Certo anche Gerusalemme ospitava tante sensibilità diverse provenienti dalla diaspora, anzi la chiesa fin dalla Pentecoste si era confrontata con questa diversità (cap. 2), che aveva innescato anche delle tensioni interne e nuovi ministeri (cap. 6); ma era comunque una varietà all’interno di una stessa identità religiosa, che trovava in Gerusalemme il suo punto focale, tanto è vero che quando i discepoli di Gesù, con la loro “differenza irriducibile”, sembrano mettere in discussione, loro malgrado, questa coesione rappresentata in particolare dal tempio, vengono fatti oggetto di persecuzione e si ritrovano vittime di un vero e proprio meccanismo di rigetto. È tutto diverso il clima che si trovano a vivere i discepoli in terra di Samaria. La prima reazione che incontra Filippo non è la separazione chiara tra chi aderisce al suo vangelo con la fede e chi vi si contrappone con ostilità, ma la realtà di un’accoglienza generosa, nella quale sono però compresenti sia elementi di verità che di ambiguità, con una fede iniziale e un po’ confusa, che ha bisogno di crescere e chiarirsi. Il caso emblematico è quello di Simone, il “mago”, sul quale certamente pesa il giudizio della tradizione (da lui prende il nome il peccato di “simonia”, cioè il commercio di beni spirituali, vedi vv. successivi), ma che, a ben guardare, è difficile “catalogare” semplicemente come persona malvagia. La sua attività ha qualcosa di molto simile a quella appena descritta di Filippo: entrambi fanno segni che destano stupore nella gente. Ma ci accorgiamo anche che qualcosa non quadra: mentre Filippo è testimone di Gesù ed è alle sua parole che le persone prestano attenzione, Simone promuove se stesso (“diceva di se stesso di essere uno grande” letteralmente), la gente “prestava attenzione a lui” e quello che suscita non è la gioia del vangelo e la scoperta “del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo”, ma una venerazione della sua stessa persona fino all’idolatria (“dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande»”, un altro modo per dire che Simone era per loro la presenza stessa di Dio). Insomma Simone è una specie di giocatore di prestigio, un abile e potente comunicatore, un imbonitore delle folle. Eppure non si va immediatamente allo scontro: anche Simone, in questo entusiasmo della città per il vangelo di Filippo, si coinvolge, crede e si fa battezzare. Ed evidentemente a Filippo va bene! Anzi, il testo dice che dopo il battesimo, Simone, pieno di stupore per i segni che avvenivano, “stava sempre attaccato a Filippo”, riproducendo di fatto, nei confronti di Filippo, quella stessa relazione di dipendenza che lui aveva indotto nella gente nei propri confronti (da notare che qui si riprende quello “stare attaccato” che in Atti 3,11 aveva descritto l’atteggiamento dello storpio dopo la guarigione per opera di Pietro e Giovanni, i quali subito dopo in 3,12 significativamente si erano rivolti alle folle “fuori di sé per lo stupore” dicendo: “perché vi meravigliate di questo, e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo?”). Insomma: Simone crede e si fa’ battezzare, ma la sua modalità vecchia e mondana è rimasta la stessa. E così, mentre si scorgono le ambiguità della fede di Simone, ci si accorge anche che questa prima evangelizzazione di Filippo ha toccato i cuori, ma c’è bisogno di qualcos’altro. C’è un inizio che deve compiersi in una circolarità ecclesiale più ampia: ora gli apostoli cominciano ad andare e venire da Gerusalemme, per confermare, sostenere e purificare gli inizi, spesso ambigui o immaturi, che la Parola del Vangelo, portata dai discepoli fuggiaschi, fa nascere qua e là. È interessante notare anche che Pietro e Giovanni (i “leaders” della chiesa di Gerusalemme, così chiamata per la prima volta in 8,1!) vengono “inviati” dagli altri apostoli: evidentemente l’organizzazione non era piramidale, ma collegiale…! L’imposizione delle mani da parte degli apostoli porta a compimento, con il dono dello Spirito, il cammino di fede intrapreso dai credenti Samaritani. Filippo quindi, dopo aver fatto la sua parte, va silenziosamente sullo sfondo, a testimonianza del suo atteggiamento di servizio umile e gioioso del Vangelo, e intanto si prepara per altre avventure sempre più verso le periferie…