Collatio 28-5-2020

Atti 9,32-43

E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico.

Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saron e si convertirono al Signore.
A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto al corpo, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva.
La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase a Giaffa parecchi giorni, presso un certo Simone, conciatore di pelli.

Lasciato Saulo a Tarso, il racconto torna su Pietro, intento a fare visita ai discepoli sparsi per i territori di Israele. Il movimento decentrato di Pietro è dunque a servizio di quella “edificazione” della chiesa sparsa per “tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria” che “cammina nel timore del Signore” e cresce, e di cui avevamo sentito nel versetto precedente. Ogni casa, ogni situazione, ogni persona ha importanza. Luca ci tiene a precisare il nome di questo uomo paralitico che Pietro incontra a Lidda (l’odierna Lod, dove c’è l’aeroporto di Tel Aviv), da quanto tempo è malato, e quali sono le sue condizioni. È una visita personale (Pietro gli disse: “Enea…”) e di cura, in continuità con l’opera di guarigione di Gesù (“Gesù Cristo ti guarisce”) e dei profeti (Elia ed Eliseo) prima di Lui. Anche per Pietro come per Gesù portare guarigione non significa semplicemente fare un dono, ma richiamare ad una responsabilità, attivare, sostenere ad una nuova autonomia e dignità (“alzati e sistemati!”). Guarire è alzarsi, tornare alla statura piena della propria umanità e vocazione. Coloro che vedono “si convertirono al Signore”: è uno sguardo che non si ferma al prodigio, ma riconosce il passaggio di Dio. In modo ancor più dettagliato è descritto l’incontro di risurrezione con Tabità, a Giaffa (l’odierna Jaffa, il porto di Tel Aviv); il racconto indugia riferendo la bontà di questa donna (spesso Luca nella sua opera sottolinea l’importanza e la positività delle figure femminili!): lei è un esempio per i discepoli a vivere con giustizia e carità sovrabbondanti (“abbondava in opere buone e faceva molte elemosine”). Su di lei ci si sofferma anche sulle tuniche e gli abiti che confezionava, e che vengono mostrati a Pietro perché li veda, e in qualche modo si renda conto, attraverso di essi, del valore di Tabità: notiamo una sorprendente attenzione del racconto alla concretezza semplice e quotidiana della vita di queste persone. Anche qui Pietro, ricalcando le orme di Gesù e dei profeti, pretende un momento di raccoglimento, privo di ogni spettacolarizzazione “magica”, per pregare e per lasciar affiorare, verso il corpo di Tabità, le parole che lo Spirito gli suscita: “Tabità, alzati!”. Anche qui c’è il nome, e l’invito ad alzarsi. Guarire è dunque risentire il proprio nome, con tutta la sua storia, associato ad un futuro nuovo, di resurrezione e di vita. Qui c’è una parola che si diffonde, e che accolta genera fede (come il vedere era stato occasione di conversione). Pietro non si fa prendere la mano, non entra in una specie di ansia da prestazione, o di affanno pastorale: sente che è il momento di fermarsi, e lo fa, per “parecchi giorni”, facendosi ospitare in una casa vicino al mare di un altro “Simone”, che faceva il conciatore (mestiere socialmente sgradito, sia per il puzzo, che per la condizione di impurità cui si esponeva: Pietro lì poteva stare tranquillo, in solitudine, meditazione e preghiera!). Il suo andare “a far visita a tutti” sta per avere un salto di qualità che rappresenterà una svolta epocale.