Collatio 3-7-2020

At 18,1

“Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto”.

Approfittiamo della pausa nella lettura continua degli Atti dovuta alla festa di San Tommaso, per ambientarci nella nuova realtà cittadina che Paolo sta per incontrare: Corinto. Ascoltiamo il ritratto storico che ne fa p. Bizzeti nella sua meditazione sugli Atti degli Apostoli: «Paolo si dirige a Corinto, posta sull’istmo omonimo. Dal momento che non c’era il canale, fatto nel secolo scorso, le navi che arrivavano dall’Adriatico ed allo Ionio sbarcavano nel porto di Lecheo e poi, almeno quelle più piccole, con un sistema di rulli, venivano trasportate via terra fino ad arrivare al porto di Cencre, dove venivano rimesse in acqua; così si evitava di doppiare il capo di Malea del Peloponneso, dove le navi erano esposti a forti venti. Da Cencre le navi ripartivano sul Mare Egeo per l’oriente: Asia Minore, Siria, Egitto. Corinto era una città popolosa, ricca di traffico e di commercio, un po’ lo posto di Atene, dove al centro dell’attenzione c’era la ricchezza dello spirito. Non era più nemmeno una città pienamente greca. Celebre un tempo per le sue manifatture e per il suo impero coloniale – contò fra le sue colonie anche Corfù e Siracusa – Corinto resistette ad Atene, si alleò con Sparta e conobbe secoli di opulenza e di politica movimentata. Nel 146 a.C. il console romano Mummio la distrusse, massacrandone la popolazione, o portandola via come schiava, eliminando così la rivale commerciale di Delo. Cicerone constatava che “la luce di tutta la Grecia si è spenta e di Corinto è rimasta solo una traccia”. Le sette colonne monolitiche che oggi si possono ammirare, rimangono le sole vestigia di questo passato glorioso. Nelle 44 a.C. Giulio Cesare dette ordine di ricostruirla e ripopolarla: vi si insediarono veterani dell’esercito insieme a povera gente dei dintorni. I primi abitanti vivevano sfruttando le rovine e raccogliendo i tesori delle tombe sfuggite alla distruzione; poi la città si riprese grazie al commercio. Quando Paolo arriva, Corinto era la residenza del proconsole di Acaia, aveva trecentomila abitanti e doveva la sua troppo rapida ricrescita alla posizione geografica: affacciandosi su due mari, con due porti, il traffico commerciale era garantito. Riuniva popolazioni greche, fenicie, asiatiche, romane, ebree ed egiziane. Tutti i culti vi erano rappresentati, ma il più famoso era certamente quello di Afrodite, protettrice della città, il cui tempio, celebre per le prostitute sacre, si trovava sull’acropoli. Mille cortigiane servivano la dea, inviate da grandi personaggi che le consacravano a Venere. Le loro esigenze economiche erano costosissime e “vivere alla corinzia” era diventato sinonimo di una vita immorale. Al tempo di Paolo la popolazione era formata per i due terzi da schiavi, mentre il resto era per lo più gente molto ricca. Città piena di taverne, riuniva in sé mille contraddizioni».