Collatio Marco 3,1-12

Entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.

Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Gesù, intanto, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Eccoci dunque ancora in quel sabato, cominciato fra i campi di grano, che ora approda, come si conviene, in sinagoga. Quel “di nuovo” ci ricorda il sabato precedente, sempre in sinagoga, e l’inizio dell’attività di Gesù. Questa volta l’incontro non è con un uomo con uno spirito impuro, ma con un uomo malato, con “la mano paralizzata”. I farisei, che già erano allarmati per il comportamento “trasgressivo” di Gesù e dei suoi discepoli, sono lì ancora a spiarlo, pronti ad accusarlo di una nuova violazione del sabato davanti ad una eventuale gesto di guarigione. Fin qui Gesù aveva risposto alle accuse. Questa volta è lui a fare la prima mossa e a stanare i suoi oppositori. Vuole che questo uomo si alzi e si accentri, e così la questione sia affrontata in piena luce: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male, salvare una vita o ucciderla?”. La domanda è retorica. Gesù va all’attacco. Non ci sta a rimanere in una posizione di difesa. La posta in gioco è troppo alta: “fare del bene o fare del male” è più importante della soddisfazione di una norma. E non ci sono vie di mezzo! Il tempo è compiuto, il regno si è fatto vicino: non è più possibile nascondersi dietro il paravento della neutralità delle procedure! L’urgenza della novità di Dio che irrompe nella storia nella persona di Gesù mi obbliga a prendere posizione, a uscire allo scoperto (come questo uomo dalla mano paralizzata…), a schierarmi, a rischiare. Così è per Gesù, che mentre dice “salvare una vita o ucciderla”, non si sta più riferendo all’uomo malato, ma a se stesso, “lo sposo che sarà strappato via”, e che alla fine di questa scena sarà l’oggetto di una prematura condanna a morte. Sembra quasi che Gesù provochi intenzionalmente la reazione dei farisei, esasperi il loro rifiuto, per farli uscire allo scoperto (cfr. Lc 4,22-30), per “litigare apertamente”. Per questo la loro reazione di silenzio è ancora più terribile. È un muro invalicabile, una condanna già scritta. La tensione drammatica è all’apice. Marco ci descrive lo sguardo tutto intorno di Gesù, fissandoli negli occhi uno a uno, pieno di collera (lo “sdegno” è francamente una traduzione un po’ deboluccia e devota…) e di dolore per la durezza inscalfibile dei loro cuori, per la ostinata chiusura a qualsiasi relazione o dialogo. La forza di Gesù è il coraggio del suo amore, che lo espone, lo rende un bersaglio dei mediocri e degli invidiosi. Ma ora quel che importa è questo uomo malato: “Tendi la mano!”. Gesù è entrato in sinagoga e ora i farisei escono. Sembra che non possano stare nello stesso luogo. Già da ora si costruiscono alleanze contro Gesù: qui ci sono gli “Erodiani”, non solo rappresentanti in Israele di una linea politica che potremmo definire “collaborazionista”, ma probabilmente fautori della ideologia pseudo-messianica di Erode a proposito dell’imperatore Cesare Augusto. Insomma, Gesù, con la sua predicazione del regno avvalorata dalle guarigioni e dagli esorcismi, sta diventando scomodo per chi vuole che gli equilibri rimangano inalterati. “Tennero consiglio contro di lui per farlo morire”: Marco sta già chiaramente dirigendo la tensione narrativa del suo vangelo verso il suo esito drammatico: è interessante notare anche che sia Gesù ad annunciarlo (“lo sposo sarà loro tolto”) e qui in qualche modo a provocarlo.

A questo punto c’è un altro quadro: la decisione di far morire Gesù, che ha reso irrespirabile lo spazio della sinagoga, apre invece ad un nuovo inizio, presso il mare, con i suoi discepoli, dove con loro tutto era cominciato. Proprio nel momento in cui tutto sembrava chiudersi, lo spostamento di Gesù provoca una nuova fecondità, un grande movimento di folla che lo segue. Lo sguardo diventa larghissimo: “Dalla Galilea, dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea…”, e fa tutto l’ampio giro dei territori dai quali proviene la grande folla attratta da Gesù. Come sempre tutto questo successo per Gesù ha ha però anche un aspetto insidioso e ambivalente. Egli non lo inseguirà né lo favorirà mai nel suo ministero. Questa folla certo vuole toccarlo per trovare guarigione, e Gesù li risana. Ma anche dispone una distanza, per la quale tra l’altro torna buona la barca… Questo andare a Lui è anche un “gettarsi su di lui”, uno “schiacciarlo”. C’è sempre una chiamata anche a uscire dalla folla, a fare un percorso personale, a divenire discepoli, in un cammino di libertà e di consapevolezza. Altrimenti non si esce dal “mucchio”, e, in fondo, dal dominio dei propri bisogni, e dalla pretesa che siano soddisfatti. Sarà una folla prima osannante a chiedere poi la condanna di Gesù. Così anche per questi spiriti impuri cui Gesù non permette di parlare! La loro “confessione” gridata e azzittita crea una suspense… gli uomini quando arriveranno a riconoscere Gesù come Figlio di Dio…? La sua identità segreta si svelerà solo dentro un cammino umano di sequela e di fede, fino alla croce…