Collatio Marco 7,24-30

Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.

Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».

Dopo la controversia sul puro e l’impuro con farisei e scribi giunti da Gerusalemme (e il seguente insegnamento dato alle folle e approfondito con i discepoli in casa), Marco ci descrive un lungo viaggio (un centinaio di km!) di Gesù verso nord-ovest, in pieno territorio pagano, nella “regione di Tiro”, l’attuale sud del Libano. Marco non ci fa sapere il perché di questo importante spostamento di Gesù con un gruppetto di discepoli, oltre il confine più a nord della Galilea, il più lontano possibile da Gerusalemme. L’unica cosa che annota è la significativa volontà di Gesù di rimanere in incognito: “non voleva che alcuno lo sapesse”! Una misteriosa immersione in territorio completamente pagano, con il desiderio di prendersi un tempo di anonimato, lontano sia dalle folle che dagli avversari, fuori dal ruolo di maestro e guaritore-esorcista, e perfino dalla sua terra e dal suo popolo. Gesù sente il bisogno di un tempo nel quale poter non essere “qualcuno” per gli altri: forse dopo aver parlato del baricentro del cuore, è lì che vuole tornare anch’egli, cercando il volto di Dio nella preghiera, lontano da tutto e da tutti, e ripartire da lì. Ma le cose avvengono, perfino al di là degli umani propositi e desideri di Gesù (cfr. p. es. 6,5.30-33). E ancora una volta è una donna la protagonista di questo cambiamento di programma (ricordate in 5,25-34 la donna emorroissa che all’insaputa di Gesù “carpisce” la sua forza di guarigione…?). Gesù non può restare nascosto perché questa mamma pagana (letteralmente “greca”, cioè semplicemente una “non-ebrea”, e non “di lingua greca”; vedi Rm 1,16 etc.), “Sirofenicia” (espressione che potrebbe indicare non semplicemente la sua provenienza, quanto, soprattutto per un uditorio romano, una donna di malaffare, una prostituta!) ha “ascoltato di lui” (proprio come l’emorroissa). Questo ascolto la muove verso di lui, per affidargli umilmente (“si gettò ai suoi piedi”) tutta la sua sofferenza: “lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia”. Non solo Gesù vede fallito il suo tentativo di passare inosservato, ma deve fare i conti con una richiesta che non vuole, anzi non può, per ora, soddisfare: non è per questo che è uscito da Israele. È un rifiuto chiaro quello di Gesù, ma non per sempre: è in attesa di un “poi”, nel quale anche i pagani saranno ammessi: “lascia prima che si sazino i figli…”. È l’ordine delle cose e del dispiegarsi del disegno di salvezza di Dio: “prima il Giudeo poi il Greco” (Rm 1,16; 2,9.10…); non è il momento, dobbiamo aspettare. Ma il cambio di programma non si limita all’accettazione di perdere l’anonimato: la donna non si rassegna alla risposta di Gesù, ne accetta perfino l’immagine “degradante” dei “cagnolini” (anche se forse addolcita dal diminutivo dal sapore familiare) esclusi dalla tavola dei figli, lo chiama “Signore”, si china umilmente sotto quella tavola imbandita e scopre che l’abbondanza della mensa dei figli può lasciar cadere delle briciole… briciole che bastano ai cagnolini per saziarsi! Davanti alla libertà disarmante di questa donna anche Gesù è, in qualche modo, “liberato”: può vedere come la sua preoccupazione di assicurare le “giuste priorità”, rappresenta ora, davanti a questa donna, una “chiusura” che limita il suo dono. Nel vangelo di Giovanni un’altra donna, la madre, ha questa funzione di far “bruciare le tappe” a Gesù, “costringendolo” a muoversi, alle nozze di Cana, mentre per lui il suo tempo non è ancora giunto… (cfr. Gv 2,1-11)! Insomma ancora cambio di programma, accelerazione del tempo (“il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino!”), nuove possibilità che si aprono. Gesù sa cogliere al volo la densità teologica delle parole semplici di questa donna lontanissima da lui, eppure spiritualmente così vicina, anzi portatrice di una parola che viene da Dio: “Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia”. Tutto si compie esattamente secondo la parola di Gesù, una parola questa volta suscitata e “liberata” dalla parola umile e libera di questa donna: “Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato”.