Collatio Marco 14,26-31

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Parte integrante della cena pasquale è, oggi come allora, la celebrazione dei sei salmi dell’Hallel (Sal 113-118). L’evangelista annota come Gesù e i suoi abbiano cantato e pregato con quelle parole, che in tanti modi fanno risuonare e approfondiscono le dimensioni di questa notte di pericolo, di invocazione, di offerta, di rendimento di grazie e di salvezza. Percorrerli e pregarli dà il senso anche a noi oggi dell’ambientazione biblica e orante di quella cena. Il gruppo non si ferma però a pernottare nel cenacolo: “uscirono verso il monte degli Ulivi”. Il dialogo successivo tra Gesù e i discepoli è ambientato durante questo spostamento nella notte tra le vie di Gerusalemme deserte (sono tutti nelle case a celebrare la Pasqua) e poi fuori, attraversata la porta della città e la piccola valle del Cedron, sù, sul monte degli Ulivi davanti a Gerusalemme. In questo percorso Gesù ha ancora qualcosa da dire. Il buio che stanno affrontando non riguarderà solo uno di loro, colui che lo tradisce, ma, secondo le Scritture, tutti, perché rimarranno scandalizzati e si disperderanno vedendo Gesù, il loro pastore, percosso da Dio e umiliato (Zc 13,7, cfr. anche Is 53,4-5!). Ma questa drammatica interruzione della sequela a motivo dell’ostacolo insuperabile di un Messia crocifisso, questo vero e proprio fallimento della relazione dei discepoli con Gesù, non sarà l’ultima parola. Quel che è impossibile agli uomini è possibile presso Dio, che fa della pietra scartata la testata d’angolo: “Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea!”. Ancora risuona il MA di un nuovo inizio: la potenza della risurrezione sarà anche ricostituzione di una nuova sequela, interamente suscitata e preceduta da Gesù, che riprenderà gli inizi per spingersi verso le genti (Galilea delle genti…), verso quelle moltitudini per le quali il sangue di Gesù deve essere ora versato. La reazione di Pietro e poi di tutti è commovente, ma anche così evidentemente su un altro piano. Pietro si oppone con tutte le sue forze a questa prospettiva di fallimento. E così, senza neppure volerlo e saperlo, prendendo le distanze dagli altri e rifiutando le parole di Gesù, non fa che confermarle. Anzi, questo suo tentativo di emergere con la sua ardente soggettività separata, non farà altro che esporlo ad un fallimento e ad una vergogna ancora più plateale e cocente: “proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”. E come spesso accade, dopo le proteste di fedeltà fino alla morte da parte di Pietro, ecco che anche tutti gli altri fanno a gara ad assicurare la stessa incrollabile lealtà a Gesù. Certo arriverà il tempo in cui Pietro sarà in grado di “morire con Gesù”, e così anche gli altri. Ma ora tutto può solo essere raccolto, attraversato e strappato al buio del male e della morte dal procedere filiale di Gesù, per tutti. Egli non ribatte, non discute. Sa che i discepoli non possono comprendere. Sa che queste parole devono essere ora seminate con pazienza e fiducia perché rimangano come luce di speranza e di rinascita quando tutto si sarà compiuto.