Collatio Marco 15,1-5

E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato.

Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.

Ancora una volta i capi sono nominati al gran completo: l’aristocrazia sacerdotale (i “capi dei sacerdoti”), i principali responsabili laici (gli “anziani”) e i teologi (gli “scribi”): tutti insieme costituiscono il “sinedrio”, l’organo di decisione in materia giuridica, teologica e pratica. La loro condanna a morte di Gesù per bestemmia ha ora però bisogno di una ratifica da parte del potere politico per concretizzarsi: Marco dà per scontato ciò che Giovanni esplicita, con una punta di ironia, nel suo vangelo (“A noi non è consentito mettere a morte nessuno”, Gv 18,31). Dunque il consiglio mattutino del sinedrio serve per pianificare la strategia accusatoria in modo tale da far apparire Gesù il più possibile come una minaccia per l’impero. È il motivo per il quale Gesù è incatenato come un pericoloso sobillatore (una messa in scena effettivamente già preparata al momento della cattura al Getsemani) e consegnato a Pilato, nonostante il fatto che le pretese di Gesù fossero di ordine squisitamente religioso. A Gesù sarà dunque tolto anche questo: di morire a Gerusalemme come un profeta rifiutato! Questo è ciò che fa della “consegna ai pagani” (che Gesù aveva profetizzato più volte nel suo cammino verso Gerusalemme: 9,31; 10,33!) l’aspetto più umiliante: morire come un ribelle politico qualsiasi, crocifisso in mezzo a due banditi. Non morirà come un uomo di Dio di cui si rifiuta il messaggio, perché il suo messaggio è stato falsificato e sfigurato. Questa è dunque la tattica del sinedrio che intende nascondersi, per paura della folla, dietro il braccio politico di Roma, utilizzando questa immagine deformata di Gesù. Qui tocchiamo un punto di spoliazione e di umiliazione di Gesù che non sempre ci è così chiaro. Egli, accusato di pretendere di essere “il re dei Giudei” e di contestare per ciò stesso l’autorità dell’imperatore, morirà come uno scellerato, un bandito. Gli è così rubato anche il diritto di morire come un profeta! È in questo essere consegnato di Gesù che il nuovo testamento scorge e contempla il suo consegnarsi liberamente (Fil 2,5-11; Eb 5,7-10 e 10,5-11; 1Pt 2,20-25), secondo le Scritture (Is 53,6.12!). Alla domanda di Pilato “Tu sei il re dei Giudei?”, Gesù risponde rimandando in modo enigmatico il suo interlocutore alla responsabilità di quel che dice. Il vangelo di Marco ci ha mostrato come Gesù non si sia mai presentato come re. Al suo ingresso a Gerusalemme la folla aveva acclamato: “Benedetto il regno (non il re!) che viene del nostro padre Davide”, ma Gesù stesso aveva più avanti risposto a questa acclamazione, nel suo insegnamento alla folla nel tempio, prendendo le distanze da una attribuzione al Messia del titolo politico di “figlio di Davide”. Le accuse insistite dei capi del sacerdoti presso Pilato sono il tentativo di accreditare una visione di Gesù come pericoloso ribelle al potere di Roma. E qui Gesù tace. È il silenzio del povero innocente, che non risponde alle false accuse (cfr. in particolare Is 53,7; Sal 38,13-14; Ger 11,20; un filo raccolto in particolare dalla meditazione su Gesù di 1Pt 2,21-23). Un silenzio che riempie di stupore e costernazione anche Pilato.