Collatio 19-11-2018

Matteo 27,15-26

A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba.

Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

La trama si infittisce e si complica. In questo brano non si dice più niente direttamente su Gesù, si narra solo velocemente, alla fine, che viene flagellato e consegnato. Sembra quasi sparire, in uno spazio tutto occupato dalle dinamiche e dalle trame dei vari personaggi sulla scena, eppure Egli rimane l’argomento di tutti. C’è la tattica di Pilato, che spera di saltare fuori da questo impiccio sfruttando il favore che Gesù gode presso il popolo e l’occasione datagli dalla consuetudine, per bypassare la mediazione dei capi e riaffermare così la sua leadership, chiedendo direttamente al popolo. C’è l’avvertimento della moglie, che, come già altri personaggi all’inizio vangelo, è toccata e “ferita” da un sogno e diviene testimone della giustizia di Gesù. Ci sono i capi che manipolano quasi senza sforzo una folla senza volto. C’è ancora Pilato che, con le stesse parole che i capi avevano usato con Giuda (v.4!), tenta di scaricarsi di ogni responsabilità. C’è il grido sempre più forte di una folla che chiede la morte di Gesù, fino alle folli parole con cui si assume solennemente la responsabilità di questo sangue versato. Eppure in tutto questo dramma umano qualcosa sembra “fuori misura”. Gesù, mentre sparisce, non è solo colui di cui tutti si occupano in un terribile gioco di malvagità, ambizione, pavidità e suggestione: Egli è la presenza eccedente che entra nei sogni e fa dire parole troppo grandi. È lui il mistero che nessuno contiene, e che mentre attira invidia e incute timore, guida silenziosamente e potentemente ogni cosa verso un fine più grande di salvezza.