Collatio 4-1-2019

Isaia 1,21-31

Come mai la città fedele è diventata una prostituta? Era piena di rettitudine, vi dimorava la giustizia, ora invece è piena di assassini!
Il tuo argento è diventato scoria, il tuo vino è diluito con acqua.

I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri. Tutti sono bramosi di regali e ricercano mance. Non rendono giustizia all’orfano e la causa della vedova fino a loro non giunge.
Perciò, oracolo del Signore, Dio degli eserciti, il Potente d’Israele: «Guai! Esigerò soddisfazioni dai miei avversari, mi vendicherò dei miei nemici.
Stenderò la mia mano su di te, purificherò come in un forno le tue scorie, eliminerò da te tutto il piombo.
Renderò i tuoi giudici come una volta, i tuoi consiglieri come al principio. Allora sarai chiamata “Città della giustizia”, “Città fedele”».
Sion sarà riscattata con il giudizio, i suoi convertiti con la rettitudine.
Ribelli e peccatori insieme finiranno in rovina e periranno quanti abbandonano il Signore.
Sì, vi vergognerete delle querce di cui vi siete compiaciuti. Arrossirete dei giardini che vi siete scelti,
Sì, diventerete come quercia dalle foglie avvizzite e come giardino senz’acqua.
Il forte diverrà come stoppa, la sua opera come una favilla; bruceranno tutte e due insieme e nessuno le spegnerà.

Ora il Signore piange su Gerusalemme; essa ha tradito se stessa, si è lasciata spogliare del suo splendore. C’è tutta la nostalgia per un tempo in cui la sua fedeltà al Signore si esprimeva nel diritto e nella giustizia (troveremo molte volte questo binomio). La città fedele diviene prostituta non prima di tutto per un culto idolatrico (come negli ultimi versetti), ma per essere divenuta violenta e avere perso il valore (l’argento) e la gioia (vino) di vivere nella giustizia. E questo coinvolge prima di tutti i responsabili del popolo, che sono additati come ribelli a Dio e ladri, bramosi di arricchirsi, e per questo incapaci di rendere giustizia ai deboli. È una fotografia così terribilmente attuale! Ed è su questa corruzione dei capi e della città che si scaglia la condanna del Dio degli eserciti, del Potente di Israele: GUAI! Gli iniqui che si servono della loro posizione per arricchirsi a danno degli indifesi sono per Dio avversari e nemici, dei quali Egli si vendicherà. Regolatevi! La mano del Signore si stende contro Gerusalemme, ma non per distruggerla, bensì per purificarla, per ricostituirla nella condizione originaria di “Città della giustizia e Città fedele”. Come una volta, come al principio. Come il Signore vuole. Il castigo si abbatte sulla città, come una possente opera di riscatto per la giustizia.
E ora, infine, l’ultimo oracolo di questo primo capitolo completa il quadro: non solo questo popolo è ingrato, stupido, malato e autolesionista (2-9), non solo cerca vanamente Dio in riti vuoti mentre calpesta i deboli (10-20), non solo tradisce se stesso dimenticando la giustizia e facendosi guidare da capi avidi e insensibili (21-28), ma anche si affida scioccamente ai culti magici della fertilità, per sperare di ottenere una abbondanza senza fatica, mentre è destinato così a isterilirsi e inaridirsi. Il forte è solo uno sciocco violento e sarà causa della propria rovina, perché egli è vano come la stoppia e la sua opera pericolosa come una favilla: sarà infine lui a bruciare, vittima della propria inconsistenza e del proprio ardire.