Collatio 10-1-2019

Isaia 4,2-6

In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele.

Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio e con il soffio dello sterminio, allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione, come una tenda sarà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro la bufera e contro la pioggia.

“In quel giorno…”; il giorno del Signore si dilata, e da giorno del castigo diviene giorno della speranza: non tutto è devastato. Per quanto il peccato di un Israele infedele abbia portato alla rovina Gerusalemme, e tutto sembri perduto, la fedeltà di Dio fa ricominciare la vita da un semplice germoglio. Quel che a noi sembra un piccolo segno in un paesaggio di morte, è l’inizio nuovo della vita che il Signore fa crescere, è il frutto della terra che ancora può nutrire e ridare bellezza ai superstiti. Non c’è peccato che non possa essere sanato, non c’è bruttura che non possa essere lavata. Il castigo non si è abbattuto invano; chi è “rimasto in Sion” non è solo un sopravvissuto, è “santo”: purificato nell’umiliazione dalla vana superbia, dalla violenza e dall’orgoglio. Il Signore è all’opera per la vita, e sul registro di Gerusalemme è lui stesso a scrivere i nomi di coloro che vivranno. Il soffio terribile del giudizio di Dio che sembra distruggere ogni cosa, diventa il soffio dolce di una nuova creazione. La nube della gloriosa presenza del Signore non è più costretta nei limiti del santuario: si espande e ricopre “su ogni punto” il monte Sion e riempie di sé le assemblee di un popolo purificato e radunato in preghiera; la guida e la protezione di Israele nel deserto si rinnova in questa dolorosa nuova plasmazione di un popolo finalmente fedele. Il Signore è il grande artefice della storia del popolo: per questo non c’è sciagura che non sia anche castigo, e non c’è castigo che non sia infine per la vita. Egli non fa mancare i suo germoglio, e una terra nuovamente feconda, perché un popolo umile e santo riscopra la presenza diffusa della gloria di Dio in ogni spazio “laico” dell’esistenza: ecco la nuova creazione.