Collatio 17-1-2019

Isaia 7,1-9

Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozia, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelia, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla.

Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramei si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento. Il Signore disse a Isaia: «Va’ incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramei, e del figlio di Romelia. Poiché gli Aramei, Èfraim e il figlio di Romelia hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl. Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà! Perché capitale di Aram è Damasco e capo di Damasco è Resin. Capitale di Èfraim è Samaria e capo di Samaria il figlio di Romelia. Ancora sessantacinque anni ed Èfraim cesserà di essere un popolo.
Ma se non crederete, non resterete saldi”».

Isaia è inviato insieme al piccolo figlio Seariasùb (dal nome pieno di speranza; significa: “Un resto tornerà”!) da Dio al re Acaz, che pieno di preoccupazione sta controllando le riserve di acqua della città in vista dell’assedio imminente. Il cuore del re e il cuore del popolo sono pieni di paura: il re di Aram e il re di Israele (il Regno del Nord separato da Giuda, detto anche “Efraim”) stanno marciando su Gerusalemme per fare pressione su Acaz perché anche Giuda si unisca a loro per fronteggiare le mire espansionistiche dell’Assiria, la potenza emergente che punta ad essere egemone nella regione, che ha già conquistato gli altri due regni regni di Siria (Arpad e Hamat) e che ora minaccia da vicino Aram e Israele. Acaz ha rifiutato questa alleanza, ma ora è terrorizzato per quello che sta per accadere; i due re sono intenzionati a deporlo per mettere al suo posto un re “fantoccio” di loro gradimento (“il figlio di Tabeèl”, cioè “il figlio di Buonoanulla”); la vicenda è narrata in 2Re 16. La narrazione dice subito che in realtà i due re, nell’attacco a Gerusalemme, “non riuscirono ad espugnarla”. Ma l’attenzione è tutta sul modo con cui il re sta vivendo questa vicenda: si sta facendo completamente determinare dalla paura, il suo cuore è agitato “come si agitano gli alberi della foresta per il vento”. Il vento dell’incertezza lo terrorizza e non è in grado di esercitare un saggio discernimento. L’invito è quello di stare saldo, tranquillo, di non lasciarsi vincere dalla paura, di mettere la sua fiducia in Dio, e quindi di accorgersi di come la minaccia che gli viene da questa alleanza improvvisata e dettata a sua volta dalla paura non abbia nessuna vera consistenza. Saranno altre le minacce che si abbatteranno terribili su Gerusalemme. Isaia sa bene, dopo aver fatto esperienza del carbone ardente che ha purificato le sue labbra al cospetto della santità e della gloria del Re celeste, che questi due re sono solo “avanzi di tizzoni fumanti”, che non sono più in grado di recare alcun danno (“tutto fumo”…!). Il Signore non permetterà che si realizzino i progetti dei due re! Ma la prova riguarda il cuore: il re sarà capace di custodirlo nella fiducia in Dio e nella clama, in modo da discernere cosa è davvero importante e di cosa prendersi cura? E noi?