Collatio 21-1-2019

Isaia 8,1-10

Il Signore mi disse: «Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: “A Maher-salal-cas-baz”».

Io mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria, figlio di Ieberechìa. Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: «Chiamalo Maher-salal-cas-baz, poiché prima che il bambino sappia dire “papà” e “mamma” le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re d’Assiria».
Il Signore mi disse di nuovo: «Poiché questo popolo ha rigettato le acque di Sìloe, che scorrono piano, e trema per Resin e per il figlio di Romelia, per questo, ecco, il Signore farà salire contro di loro le acque del fiume, impetuose e abbondanti: cioè il re d’Assiria con tutto il suo splendore, irromperà in tutti i suoi canali e strariperà da tutte le sue sponde. Invaderà Giuda, lo inonderà e lo attraverserà fino a giungere al collo. Le sue ali distese copriranno tutta l’estensione della tua terra, Emmanuele.
Sappiatelo, popoli: sarete frantumati. Ascoltate voi tutte, nazioni lontane, cingete le armi e sarete frantumate, cingete le armi e sarete frantumate. Preparate un piano, sarà senza effetti; fate un proclama, non si realizzerà, perché Dio è con noi».

Potremmo dividere questi versetti in tre piccole parti che riassumono un po’ la profezia di Isaia di questi capitoli.
Per prima cosa (“Il Signore mi disse”: vv. 1-4) c’è una parola misteriosa (che significa “pronto-saccheggio-rapido-bottino”), che il Signore chiede a Isaia di scrivere ufficialmente su di una grande tavoletta e che poi deve diventare il nome del suo ultimogenito. È il segno che in brevissimo tempo (entro un anno, prima che il bimbo sappia dire le prime parole) la coalizione dei due re giunta a Gerusalemme per assediarla sarà preda dell’Assiria e quindi Gerusalemme sarà liberata. Isaia chiama sua moglie “la profetessa”, riconoscendole di condividere con lui una missione. Il figlio stesso di lei infatti è una profezia. Anche lei è, insieme ad Isaia, fonte di profezia da parte di Dio per il popolo! Ancora una volta il figlio porta un nome che parla della situazione del popolo (come in 7,3 avevamo letto dell’altro figlio Seariasùb, “un resto tornerà”!). Sono figli non solo di Isaia, ma di questo popolo e della sua storia, e al tempo stesso aprono, indicano un futuro. Anche nel nome dei suoi figli la parola che Dio affida a Isaia è una parola intimamente legata ad una storia determinata, alle vicende drammatiche e misteriose di questo popolo.
La seconda parte (“Il Signore mi disse di nuovo”: vv. 5-8) sembra proseguire il discorso: la storia non finisce con questa prospettiva di liberazione imminente dall’assedio dei due re per mano dell’Assiria. Come avevamo letto nel capitolo precedente la mancanza di fede di Acaz è confidare nell’Assiria più che nella presenza fedele di Dio. L’immagine bellissima è quella della contrapposizione tra la piccola pacifica sorgente di Gerusalemme, le cui acque scorrono lentamente, e le acque “impetuose e abbondanti” dell’Eufrate: per paura dei due re coalizzati contro di lui, Acaz si mette nelle mani dell’Assiria, di cui ammira la grande potenza politica e militare, dimenticando e disprezzando le promesse di Dio che paiono ai suoi occhi troppo fragili. Ritorna il riferimento alla fede come ad una disposizione tranquilla, calma, dolce, come il flusso delle acque di Sìloe, pienamente fiduciosa nella presenza piccola e umanamente trascurabile del Signore. Il risultato è che quella grande potenza cui si affida, e che nell’immediatezza gli varrà la liberazione, si ritorcerà in breve contro Acaz e il suo popolo, perché “irromperà… strariperà… invaderà… inonderà” la terra di Giuda. La grandezza e la potenza cui ci siamo affidati, ci trasforma in sudditi, ci schiavizza e ci soffoca. Ma il Signore continua a scorrere dolce e mite nella nostra vita, perché torniamo a Lui, che rimane l’Emmanuele, il Dio con noi.
La terza parte (vv. 9-10) prosegue ancora la profezia: sì la terra di Giuda sarà invasa e umiliata, ma il Signore è con noi! Per questo, infine, le nazioni potenti e i re della terra convenuti non potranno averla vinta definitivamente (cfr. Salmo 2!). In questo popolo piccolo, anche se peccatore e stolto, il Signore ha deciso di abitare, con la sua presenza tre volte santa: il progetto dei potenti e le loro parole sono senza effetto, perché è il disegno di Dio e la sua parola che davvero si realizzano. Scontrarsi con il popolo di Dio significa incontrare Lui, il tre volte santo, e quindi (ripetuto per tre volte!) essere “presi da spavento” (che qui è tradotto “sarete frantumate”). Dirà Paolo (che l’aveva sperimentato sulla sua pelle… cfr. At 9,3-9!) ai Corinzi: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Cor 3,16-17). È il timore davanti al mistero più grande della sua presenza nei fratelli che attraversa la nostra storia e la nostra vita; il timore che può portarci a conversione e salvezza.