Collatio 22-1-2019

Isaia 8,11-23

Poiché così il Signore mi disse, quando mi aveva preso per mano e mi aveva proibito di camminare per la via di questo popolo: Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura». Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura.

Egli sarà insidia e pietra di ostacolo e scoglio d’inciampo per le due case d’Israele, laccio e trabocchetto per gli abitanti di Gerusalemme. Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati.
Rinchiudi questa testimonianza, e sigilla questo insegnamento nel cuore dei miei discepoli. Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il suo volto alla casa di Giacobbe, e spero in lui. Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion.
Quando vi diranno: «Interrogate i negromanti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare i morti?», attenetevi all’insegnamento, alla testimonianza. Se non faranno un discorso come questo, non ci sarà aurora per loro. Egli si aggirerà oppresso e affamato, e, quando sarà affamato e preso dall’ira, maledirà il suo re e il suo dio. Guarderà in alto
e rivolgerà lo sguardo sulla terra ed ecco angustia e tenebre e oscurità desolante. Ma la caligine sarà dissipata, poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia.
In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.

Isaia descrive il suo rapporto con Dio come un “essere preso per mano”. Con l’intensità e intimità di questa immagine indica che il suo cammino di profeta è deciso e guidato da Dio, non è un suo progetto. E che questo cammino è diverso da quello del popolo. Non si tratta di schierarsi contro l’Assiria (a favore dell’alleanza con i due re) o a favore (come sta facendo il re Acaz): il profeta non ragiona secondo queste logiche mondane e di potere, dominate dalla paura. Egli vive e guarda ad ogni vicenda stando al cospetto di Dio, il Santo, che agisce misteriosamente e potentemente nella storia del suo popolo. Per chi lo teme e si affida a Lui egli sarà un santuario (qui tradotto “insidia”, non so perché), una protezione santificante (come fu per il profeta al cap. 6), ma per gli altri, per chi confida nelle strategie umane, Dio, la “roccia” (cfr. p.es. Sal 17,3), diventerà “pietra di ostacolo” (cfr. Rm 9,30-33; 1Pt 2,4-8) su cui ci si sfracella (cfr. Mt 21,42-44!). È la testimonianza del profeta, salvezza per gli uni, il resto che crede, e scandalo per gli altri. Ma poiché questa testimonianza non è capita, è rigettata dal re e dal popolo, Isaia decide di “sigillarla”, di rinunciare al suo ruolo pubblico di profeta, e di affidare il suo insegnamento ai suoi discepoli per il futuro. Isaia accetta che il Signore “ha nascosto il suo volto alla casa di Giacobbe”, ma continua a confidare in Lui. In questa fiducia silenziosa nell’oscurità Isaia e i suoi figli rimangono come “segni e presagi per Israele”: il Signore abita in Gerusalemme! Ma quell’oscurità, quel “volto nascosto” di Dio, diviene, per chi non si affida a Lui, il tempo di “negromanti e indovini”; fuori da una relazione di fede con il Signore, il tentativo è quello, attraverso la magia, di “forzare” la notte cercando di impossessarsi di una luce che può essere solo donata. Ma la notte si attraversa con l’insegnamento e la testimonianza della fede affidate al profeta, in attesa dell’aurora che è dono di resurrezione, opera di Dio. Altrimenti la notte rimane l’ultima parola: una oppressione e una mancanza di nutrimento (fame della Parola del Dio nascosto? cfr. Am 8,11-12!) che conducono a maledire Dio e a disperarsi. È la notte senza fede: un Dio assente, una umanità devastata, ovunque si volge lo sguardo non si vede altro che “angustia e tenebre e oscurità desolante”. Ma c’è anche un altro sguardo, di chi custodisce nel cuore la testimonianza di fede e attraversa il buio della notte nella certezza che “la caligine sarà dissipata”, perché il Signore è con noi, ed è Lui ad aprirci un futuro, una strada nuova.