Collatio 14-2-2019

Isaia 17,12-18,7

Ah, il tumulto di popoli immensi, tumultuanti come il tumulto dei mari,
fragore di nazioni come lo scroscio di acque che scorrono veementi!

Le nazioni fanno fragore come il fragore di molte acque,
ma egli le minaccia, esse fuggono lontano;
come pula sono disperse sui monti dal vento
e come vortice di polvere dinanzi al turbine.
Alla sera, ecco, era tutto uno spavento,
prima del mattino, già non è più.
Questo è il destino di chi ci depredava
e la sorte di chi ci saccheggiava.
Ah! Terra dagli insetti ronzanti,
che ti trovi oltre i fiumi dell’Etiopia,
che mandi ambasciatori per mare,
in barche di papiro sulle acque:
«Andate, messaggeri veloci,
verso un popolo alto e abbronzato,
verso un popolo temuto ora e sempre,
un popolo potente e vittorioso,
la cui terra è solcata da fiumi».
O voi tutti abitanti del mondo, che dimorate sulla terra,
appena si alzerà un segnale sui monti, guardatelo!
Appena squillerà la tromba, ascoltatela!
Poiché questo mi ha detto il Signore:
«Io osserverò tranquillo dalla mia dimora,
come il calore sereno alla luce del sole,
come una nube di rugiada al calore della mietitura».
Poiché prima della raccolta, quando la fioritura è finita
e il fiore è diventato un grappolo maturo,
egli taglierà i tralci con roncole,
strapperà e getterà via i pampini.
Saranno abbandonati tutti insieme
agli avvoltoi dei monti e alle bestie della terra;
su di essi gli avvoltoi passeranno l’estate,
su di essi tutte le bestie della terra passeranno l’inverno.
In quel tempo saranno portate offerte al Signore degli eserciti da un popolo alto e abbronzato, da un popolo temuto ora e sempre, da un popolo potente e vittorioso, la cui terra è solcata da fiumi; saranno portate nel luogo dove è invocato il nome del Signore degli eserciti, sul monte Sion.

Come è grande il frastuono degli uomini e dei popoli, della loro esibizione di potenza… sembra che occupino tutto e tutto travolgano come “il fragore di molte acque” (Sal 17,17; 31,6; 76,20 e soprattutto 92,4; 143,7; Cc 8,7!). Il profeta, nel tempio, ha conosciuto che il mondo e la storia sono pieni della presenza trascendente della gloria di Dio e della sua santità (cfr. Is 6!) e che questa apparenza di invincibile potenza umana è solo l’illusione di un momento, come pula dispersa dal vento, come vortice di polvere dinanzi al turbine. Alla sera “tutto uno spavento” e già prima del mattino non c’è più nulla! Dall’Etiopia giungono messaggeri di un popolo alto, imponente, vittorioso, che riempiono di stupore gli abitanti di Gerusalemme. Ma anche Gerusalemme ha i suoi annunciatori, che proclamano a tutti gli abitanti del mondo la sovrana grandezza di Dio: un segnale da vedere, lo squillo di una tromba da udire e la sua regalità si compirà su tutta la terra. Lui osserva dalla sua dimora, tranquillo, le vicende affannose degli uomini, “come il calore trasparente nella luce” dove tutto è immobile, presente e chiaro, e dove ciò che sembrava così sconvolgente e forte evapora come “rugiada al calore della mietitura”. Ogni vicenda giungerà alla sua maturazione, anche attraverso il terribile giudizio della morte, quando tutti gli uomini e tutti i popoli, anche il popolo alto, imponente e vittorioso degli etiopi, riconosceranno la sovranità universale di Colui che in Gerusalemme è invocato. Il profeta è immerso nella sua storia, ma non ne è schiacciato: vede tutto avvolto e condotto dalla onnipotenza divina verso una più grande misteriosa salvezza per tutta l’umanità.