Collatio 15-2-2019

Isaia 19,1-15

Oracolo sull’Egitto.
Ecco, il Signore cavalca una nube leggera ed entra in Egitto.

Crollano gli idoli dell’Egitto davanti a lui
e agli Egiziani viene meno il cuore nel petto.
«Aizzerò gli Egiziani contro gli Egiziani:
combatterà ognuno contro il proprio fratello,
ognuno contro il proprio prossimo,
città contro città e regno contro regno.
Lo spirito che anima l’Egitto sarà stravolto
e io distruggerò il suo progetto;
per questo ricorreranno agli idoli e ai maghi,
ai negromanti e agli indovini.
Ma io consegnerò gli Egiziani
in mano a un duro padrone, un re crudele li dominerà».
Oracolo del Signore, il Signore degli eserciti.
Si prosciugheranno le acque del mare,
il fiume si inaridirà e seccherà.
I suoi canali diventeranno putridi,
diminuiranno e seccheranno i torrenti dell’Egitto,
canne e giunchi sfioriranno.
I giunchi sulle rive e alla foce del Nilo
e tutte le piante del Nilo
seccheranno, saranno dispersi dal vento, non saranno più.
I pescatori si lamenteranno, gemeranno
quanti gettano l’amo nel Nilo,
quanti stendono le reti sull’acqua saranno desolati.
Saranno delusi i lavoratori del lino,
le cardatrici e i tessitori impallidiranno;
i tessitori saranno avviliti,
tutti i salariati saranno costernati.
Quanto sono stolti i prìncipi di Tanis!
I più saggi consiglieri del faraone formano un consiglio insensato.
Come osate dire al faraone:
«Sono figlio di saggi, figlio di re antichi»?
Dove sono, dunque, i tuoi saggi?
Ti rivelino e manifestino
quanto ha deciso il Signore degli eserciti
a proposito dell’Egitto.
Stolti sono i prìncipi di Tanis;
si ingannano i prìncipi di Menfi.
Hanno fatto traviare l’Egitto
i capi delle sue tribù.
Il Signore ha mandato in mezzo a loro
uno spirito di smarrimento;
essi fanno smarrire l’Egitto in ogni impresa,
come barcolla un ubriaco nel vomito.
Non gioverà all’Egitto qualunque opera
faccia il capo o la coda,
la palma o il giunco.

Cavalcando una nube leggera il Signore entra in Egitto. E questo è sufficiente perché quel grande sistema di potenza e sapienza umana entri in crisi e si sfaldi. Solo un Dio “leggero” può cavalcare una nube leggera, e gli idoli falsi crollano sotto il peso della loro stessa seriosa importanza: occupano il cuore degli Egiziani che ora si sentono smarriti e in guerra tra loro. “Lo spirito dell’Egitto sarà stravolto”. Sicuri dei propri progetti ora, al loro venir meno, gli Egiziani si rivolgono a indovini e maghi, come sciocchi in preda al panico, in balia della durezza del padrone di turno. Tutto il “sistema Egitto” va in crisi, simboleggiato da un Nilo che non è più in grado di essere il traino dell’economia e della prosperità del paese: tutto si secca, la vita languisce, rimangono lamenti, desolazione, delusione, pallore, avvilimento, costernazione. I governanti e i saggi non sono in grado di far fronte alla crisi, perché non sanno fare i conti con la realtà mutata; continuano a fare affidamento su una sapienza obsoleta, una tradizione umana che non è più in grado di interpretare la realtà: “Come osate dire al faraone: «Sono figlio di saggi, figlio di re antichi»?”. Il Signore sulla nube leggera fa smarrire il consiglio dei sapienti, di coloro che pensano di conoscere i misteri del mondo, confidando nelle loro imprese senza mettersi umilmente in ascolto di “quanto ha deciso il Signore degli eserciti”. La grande potenza ripetitiva e autoreferenziale dell’Egitto è messa in crisi dalla nube leggera che il Signore cavalca nella sua sovrana libertà. Un inno alla leggerezza di Dio, un invito al senso dell’umorismo verso le nostre grandi e serie imprese, le nostre presunte sapienze, la nostra testa china e impegnata che non sa vedere la nube leggera che entra e sbaraglia tutto.