Collatio 11-3-2019

Isaia 28,1-6

Guai alla corona superba degli ubriachi di Èfraim,
al fiore caduco, suo splendido ornamento,
che domina la fertile valle, o storditi dal vino!

Ecco, inviato dal Signore, un uomo potente e forte,
come nembo di grandine, come turbine rovinoso,
come nembo di acque torrenziali e impetuose,
getta tutto a terra con violenza.
Dai piedi verrà calpestata
la corona degli ubriachi di Èfraim.
E avverrà al fiore caduco, al suo splendido ornamento,
che domina la valle fertile,
come a un fico primaticcio prima dell’estate:
uno lo vede e lo mangia appena lo ha in mano.
In quel giorno sarà il Signore degli eserciti
una corona di gloria, uno splendido diadema
per il resto del suo popolo,
ispiratore di giustizia per chi siede in tribunale,
forza per chi respinge l’assalto alla porta.

C’è una “corona superba” che conduce alla perdizione, e una “corona di gloria” che ispira giustizia e forza. Ci si può coronare di una bellezza presa, non riconosciuta come dono, la terra fertile di cui ci si impossessa e che si abusa, senza la memoria di Colui che ce l’ha donata (cfr. Dt 6,10-12) e quindi anche senza presenza consapevole e senza responsabilità per il futuro. È la stolta ubriachezza di chi consuma il dono dimenticando il donatore, senza sobrietà, senza consapevolezza, senza gratitudine. Ma i fiori di questa superba ghirlanda stanno già appassendo senza che ci se ne accorga. Sarà sufficiente un temporale per mostrare l’inconsistenza di quella gloria: fiori effimeri gettati a terra, una corona calpestata, un fico pronto per essere divorato. Ma non c’è disastro senza che questo contenga una promessa: in quel giorno, quando ogni gloria umana sarà umiliata, ci sarà un resto, che avrà per corona il Signore, sorgente vera di giustizia e di forza (cfr. Is 40,5-8).