Collatio 14-3-2019

Isaia 28,23-29

Porgete l’orecchio e ascoltate la mia voce,
fate attenzione e sentite le mie parole.

Forse tutti i giorni l’aratore ara per seminare,
rompe e sarchia la terra?
Forse non ne spiana la superficie,
non vi semina l’anéto e non vi sparge il cumìno?
E non vi pone grano, miglio e orzo
e spelta lungo i confini?
Gli insegna la regola
e lo ammaestra il suo Dio.
Certo, l’anèto non si batte con il tribbio,
né si fa girare sul cumìno il rullo,
ma con il bastone si batte l’anèto
e con la verga il cumìno.
Il frumento vien forse schiacciato?
Certo, non lo si pesta senza fine,
ma vi fanno passare sopra il rullo
e le bestie, senza schiacciarlo.
Anche questo proviene
dal Signore degli eserciti:
egli si mostra mirabile nei suoi disegni,
grande nella sua sapienza.

Ecco di nuovo l’invito ad ascoltare, a fare attenzione, a porgere l’orecchio. Senza questo ascolto attento è impossibile cogliere il modo di agire di Dio e tutto rimane un enigma insolubile. Ma non si tratta di una parola lontana, di un mistero inaccessibile. Lo sguardo del profeta è in grado di contemplare nei gesti semplici del contadino i segni dell’operare sapiente di Dio verso il suo popolo. Perché “tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6,3!). E questa osservazione ci insegna che non ci si deve fermare all’esperienza di un momento: l’agire di Dio ha un respiro ampio, a lungo termine e si esprime in tanti modi diversi. Come il contadino che opera secondo una sapiente capacità di discernimento, secondo i tempi diversi, la tipologie differenziate dei terreni e le varietà delle coltivazioni. I popoli e le persone sono diversi tra loro, vivono in contesti diversi e attraversano periodi della vita e della storia diversi. La sapienza del contadino è quella di fare la cosa giusta al momento giusto al fino di ottenere il frutto sperato. Ed è questa la sapienza di Dio che il credente può scorgere fidandosi di Lui. Ci sono momenti in cui davvero sembra che ne siano capitate già troppe, che le cose che ci succedono non abbiano senso o siano un puro gioco del destino o un ingiusto accanimento. “Forse tutti i giorni l’aratore ara per seminare, rompe e sarchia la terra?”: a volte ci sentiamo come una “terra arata, rotta, sarchiata”, ma non sarà “tutti i giorni”… perché è la preparazione per qualcos’altro; “Il frumento vien forse schiacciato? Certo, non lo si pesta senza fine!”; a volte ci sentiamo “schiacciati, pestati”, ma non sarà “senza fine”… perché c’è un frutto che dev’essere raccolto. Rinnoviamo la nostra fiducia nell’abile e misteriosa cura di Dio verso di noi, poiché, con lo sguardo della fede, “egli si mostra mirabile nei suoi disegni, grande nella sua sapienza”.