Collatio 18-3-2019

Isaia 29,15-24

Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore
per dissimulare i loro piani,
a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo:
«Chi ci vede? Chi ci conosce?».

Che perversità! Forse che il vasaio
è stimato pari alla creta?
Un oggetto può dire del suo autore:
«Non mi ha fatto lui»?
E un vaso può dire del vasaio: «Non capisce»?
Certo, ancora un po’
e il Libano si cambierà in un frutteto
e il frutteto sarà considerato una selva.
Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro;
liberati dall’oscurità e dalle tenebre,
gli occhi dei ciechi vedranno.
Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore,
i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele.
Perché il tiranno non sarà più, sparirà l’arrogante,
saranno eliminati quanti tramano iniquità,
quanti con la parola rendono colpevoli gli altri,
quanti alla porta tendono tranelli al giudice
e rovinano il giusto per un nulla.
Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore,
che riscattò Abramo:
«D’ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire,
il suo viso non impallidirà più,
poiché vedendo i suoi figli l’opera delle mie mani tra loro,
santificheranno il mio nome,
santificheranno il Santo di Giacobbe
e temeranno il Dio d’Israele.
Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza,
quelli che mormorano impareranno la lezione».

Il profeta denuncia il comportamento dei capi del popolo che tramano di nascosto i loro piani di alleanza e le loro strategie politiche, convinti che nessuno li veda. Ecco la perversità: considerarsi al di sopra o al di là della giustizia, non dover rendere conto a nessuno, arrogarsi un potere che solo il Signore detiene. È per questo che, ora come allora, chi immagina di indirizzare gli eventi e imporre la propria volontà e potere, avvolge nel segreto le proprie macchinazioni: il potere umano ha sempre bisogno dell’ignoranza degli altri! Certo, anche il Signore custodisce il proprio disegno di salvezza nel mistero di un paradosso, il suo libro è sigillato, e rende vana la sapienza dei sapienti e l’intelligenza degli intelligenti. Ma per “eccesso di luce”, non perché rivestito di tenebra. Perché è tre volte santo, non perché trama l’iniquità. Perché nulla può contenere la sua gloria, non perché è geloso della sua luce. E soprattutto il suo mistero non è destinato a rimanere tale, ma a dispiegarsi in una creazione rinnovata e a divenire leggibile a tutti: “Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno!”. Non è un piano dei potenti alle spalle dei poveri, ma un disegno di giustizia per “gli umili… e i più poveri”, e di vittoria su tutte le prevaricazioni, le menzogne e le violenze. Un popolo nuovo, finalmente riscattato e unito (Abramo!) sarà in grado di vedere l’opera di Dio dispiegata in mezzo a loro: perfino gli spiriti traviati “apprenderanno la sapienza”!