Collatio 20-3-2019

Isaia 30,1-7

Guai a voi, figli ribelli
– oracolo del Signore –
che fate progetti senza di me,
vi legate con alleanze che io non ho ispirato,
così da aggiungere peccato a peccato.

Siete partiti per scendere in Egitto
senza consultarmi,
per mettervi sotto la protezione del faraone
e per ripararvi all’ombra dell’Egitto.
La protezione del faraone sarà la vostra vergogna
e il riparo all’ombra dell’Egitto la vostra confusione.
Quando i suoi capi saranno giunti a Tanis
e i messaggeri avranno raggiunto Canes,
tutti saranno delusi di un popolo che è inutile,
che non porterà loro né aiuto né vantaggio,
ma solo confusione e ignominia.
Oracolo sulle bestie del Negheb.
In una terra di angoscia e di miseria,
della leonessa e del leone che ruggisce,
di aspidi e draghi volanti,
essi portano le loro ricchezze sul dorso di asini,
i loro tesori sulla gobba di cammelli
a un popolo che non giova a nulla
Vano e inutile è l’aiuto dell’Egitto;
per questo lo chiamo «Raab l’ozioso».

Ancora una volta il Signore si rivolge come padre al suo popolo, come a figli amati che con la loro ribellione e testardaggine non fanno che mettersi nei guai “così da aggiungere peccato a peccato”: non solo allontanarsi da Lui, ma ficcarsi in alleanze improbabili con i potenti del mondo, sperando salvezza. Di propria volontà Israele ha deciso di scendere in Egitto per cercare protezione. È sempre la stessa dinamica del peccato che si ripropone: immaginare l’alleanza con il Signore come un peso di cui liberarsi, per poi mettersi nelle mani di chi non ci ama e non può salvarci. La pena è “vergogna e confusione”: perdere la strada, tradire se stessi, sentirsi svuotati e pieni di amarezza, non capire più chi siamo, cosa è giusto ed è bene per noi. Questo è il prezzo di quell’inganno che il fascino della falsa potenza del mondo instilla nei cuori. E ci se ne accorge quando ormai ci siamo già dentro: “quando i suoi capi saranno giunti a Tanis e i messaggeri avranno raggiunto Canes, tutti saranno delusi di un popolo che è inutile…”. Isaia descrive questo viaggio verso l’alleanza funesta con l’Egitto come un insensato percorso “alla rovescia” rispetto all’Esodo: l’attraversamento del deserto pericoloso non è per sfuggire dalla schiavitù, carichi dell’argento e dell’oro dell’Egitto, verso la promessa di Dio fidandosi di Lui e imparando a osservare i suoi comandi. I messaggeri affrontano le bestie selvatiche e i pericoli del deserto, “terra di angoscia e di miseria”, per portare al cospetto dell’Egitto le proprie ricchezze barattando la propria libertà nella speranza di ottenere una protezione e un aiuto che non verrà: Raab il mostro terribile, in realtà non vuole e non può salvare. Quante risorse, cuore, libertà sono follemente offerte in sacrificio al dio di questo mondo, “mammona”, per esorcizzare la morte con la promessa ingannevole di ricchezza e potere, per ritrovarsi soli, usati, svuotati, privati di dignità e di luce. In questo tempo di quaresima si riapre per noi il cammino del deserto, perché con umiltà e fiducia possiamo di nuovo sperimentare la via della liberazione e del ritorno.