Collatio 28-3-2019

Isaia 32,9-20

Donne spensierate, ascoltate bene la mia voce;
figlie baldanzose, porgete l’orecchio alle mie parole.

Fra un anno e qualche giorno
voi tremerete, o baldanzose,
perché, finita la vendemmia,
non ci sarà più raccolto.
Temete, o spensierate;
tremate, o baldanzose,
deponete le vesti, spogliatevi,
cingetevi i fianchi di sacco.
Battetevi il petto per le campagne amene,
per i fertili vigneti,
per la terra del mio popolo,
nella quale cresceranno spine e pruni,
per tutte le case in gioia, per la città gaudente;
poiché il palazzo sarà abbandonato,
la città rumorosa sarà deserta,
l’Ofel e il torrione diventeranno caverne per sempre,
gioia degli asini selvatici, pascolo di mandrie.
Ma infine in noi sarà infuso uno spirito dall’alto;
allora il deserto diventerà un giardino
e il giardino sarà considerato una selva.
Nel deserto prenderà dimora il diritto
e la giustizia regnerà nel giardino.
Praticare la giustizia darà pace,
onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre.
Il mio popolo abiterà in una dimora di pace,
in abitazioni tranquille,
in luoghi sicuri,
anche se la selva cadrà
e la città sarà sprofondata.
Beati voi! Seminerete in riva a tutti i ruscelli
e lascerete in libertà buoi e asini.

La “città gaudente”, accecata dal proprio orgoglio e dalle proprie false sicurezze, è rappresentata da queste donne “spensierate” e “baldanzose”, non più in grado di accorgersi degli altri, del grido dei poveri, della sofferenza dei deboli, e quindi di porgere l’orecchio alla voce di Dio. Donne che non sanno ascoltare, e che per questo tremeranno. L’invito è di cambiare atteggiamento, non si può più fare finta di niente: “temete… tremate… deponete le vesti, spogliatevi, cingetevi i fianchi di sacco, battetevi il petto”: ci si deve accorgere che il popolo va in rovina e la città diventa un deserto. Solo l’effusione “dall’alto” dello Spirito di Dio può davvero invertire la rotta, trasformare il deserto in giardino, ristabilendo una umanità risanata, in cui abiti il diritto e la giustizia. Ecco allora la pace vera, frutto di giustizia, che dona “tranquillità e sicurezza”. Sono, questi ultimi due, gli stessi termini che erano stati usati in 30,15: “nell’abbandono confidente sta la vostra forza”. L’effusione dello Spirito si mostra in questo: una pace nella giustizia che si realizza in un “abbandono confidente”: “il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri” (sono gli stessi aggettivi usati all’inizio per dire delle donne “spensierate” e baldanzose”!). Ecco qui il segno di una pace non del mondo, ma che viene dallo Spirito di Dio: una tranquillità che non è “spensieratezza” e una sicurezza che non è “baldanzosità”, perché non si poggia sull’inganno dell’umana potenza che riduce il mondo a deserto, ma sulla umile fiducia nella promessa di Dio creatore che trasforma il deserto in un giardino in cui l’uomo torna a seminare il futuro e a vivere in armonia con tutte le creature: il bue e l’asino, segno di quell’umiltà e confidenza che il popolo aveva perduto (cfr. 1,3!) e che ora ritrova.