Collatio 9-4-2019

Isaia 37,21-29

Allora Isaia, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechia: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Poiché tu mi hai pregato riguardo a Sennàcherib, re d’Assiria, questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui:

Ti disprezza, ti deride
la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo
la figlia di Gerusalemme.
Chi hai insultato e ingiuriato?
Contro chi hai alzato la voce
e hai levato in alto i tuoi occhi?
Contro il Santo d’Israele!
Per mezzo dei tuoi ministri hai insultato il mio Signore
e hai detto: Con la moltitudine dei miei carri
sono salito in cima ai monti,
sugli estremi gioghi del Libano:
ne ho reciso i cedri più alti,
i suoi cipressi migliori,
sono penetrato nel suo angolo più remoto,
nella sua foresta lussureggiante.
Io ho scavato e bevuto le acque,
ho fatto inaridire con la pianta dei miei piedi
tutti i fiumi d’Egitto.
Non l’hai forse udito?
Da tempo ho preparato questo,
da giorni remoti io l’ho progettato;
ora lo eseguo.
E sarai tu a ridurre in mucchi di rovine
le città fortificate.
I loro abitanti, stremati di forza,
erano atterriti e confusi,
erano erba del campo,
foglie verdi d’erbetta,
erba di tetti, grano riarso
prima di diventare messe.
Che tu ti sieda, esca o rientri,
io lo so.
Poiché il tuo infuriarti contro di me
e il tuo fare arrogante
è salito ai miei orecchi,
porrò il mio anello alle tue narici
e il mio morso alle tue labbra;
ti farò tornare per la strada
per la quale sei venuto”».

La risposta del Signore attraverso il profeta non si fa attendere, ed è rivolta direttamente a Sennacherib che ha osato sfidare apertamente la Signoria stessa di Dio. Sì è vero: Gerusalemme è piccola e umanamente impotente e inerme, come una “vergine figlia”, ma può ora permettersi di irridere l’esibizione di prepotenza e orgoglio del re assiro, che non si rende ancora conto a cosa sta andando incontro! Perché la sua insolenza, nel disprezzo della piccola Gerusalemme, l’ha rivolta in realtà al Dio di Israele, Signore del cielo e della terra, in un delirio di auto-esaltazione e di onnipotenza. Con il tipico linguaggio pomposo dei re orientali del tempo, come ancora conservato in molte stele di vittoria. La pretesa del re non è semplicemente quella politico-militare, ma quella specificamente divina di dominare e stravolgere la creazione stessa! Fa rabbrividire la violenza arrogante e ostentata con cui il re di Assiria grida il suo disprezzo verso ogni cosa in un folle disegno di potenza distruttiva; e fa rabbrividire ogni volta che la risentiamo risuonare nella nostra storia. Ma è il Signore stesso che ha utilizzato l’Assiria per castigare i popoli e soprattutto Israele. Il Signore, lui solo, guida la storia, e con ironia si rivolge al piccolo re di Assiria, che si crede chissà chi: “che tu ti sieda, esca o rientri, io lo so… il tuo infuriarti contro di me e il tuo fare arrogante è salito ai miei orecchi…”. Il Signore pone un limite. Sennacherib dovrà andarsene da dove è venuto, costretto da Dio stesso. Isaia ci aiuta a ridimensionare la considerazione di noi stessi, e anche a non tremare davanti a chi ci impone la sua sciocca arroganza o il suo potere, consapevoli che né noi né gli altri contiamo, se non come servitori dell’opera misteriosa di Dio nella storia.