Collatio 30-4-2019

Ebrei 1,5-14

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre
ed egli sarà per me figlio?

Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli simili al vento,
e i suoi ministri come fiamma di fuoco,
al Figlio invece dice:
Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli;
e:
Lo scettro del tuo regno è scettro di equità;
hai amato la giustizia e odiato l’iniquità,
perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni.
E ancora:
In principio tu, Signore, hai fondato la terra
e i cieli sono opera delle tue mani.
Essi periranno, ma tu rimani;
tutti si logoreranno come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai,
come un vestito anch’essi saranno cambiati;
ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine.
E a quale degli angeli poi ha mai detto:
Siedi alla mia destra,
finché io non abbia messo i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi?
Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza?

È bello entrare in questo mistero del “Figlio” attraverso le parole che Dio stesso dice a Gesù attraverso le Scritture, in particolare i Salmi. È come se la Lettera agli Ebrei ci facesse risuonare l’ascolto che Gesù stesso ha avuto, nella sua preghiera dei Salmi, della voce di Dio: “tu sei mio figlio, oggi ti ho generato!”. Dal battesimo di Giovanni al Giordano, in cui Gesù ha ascoltato questo “tu” nella voce dal cielo (Mc 1,11!), tutta la sua vita e la sua missione, la sua preghiera e il suo ascolto delle Scritture, è abitata, sostenuta, illuminata da questo “tu sei”. È lì che Gesù scopre e vive il mistero del suo essere Figlio, perché anche i suoi discepoli sentano questa voce dal cielo (Mc 9,7), e finalmente il centurione sotto la croce lo riconosca Figlio (Mc 15,39). È il compiersi della promessa di Dio fatta a Davide, riguardo alla sua futura discendenza: “Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio”. Gesù sente la potenza di questo “tu” che Dio stesso gli rivolge nei Salmi: “il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli… Dio, il tuo Dio ti ha consacrato… tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non hanno fine… siedi alla mia destra…”. Gesù è superiore agli angeli perché Dio gli da del “tu”, e questo innalza la sua umanità al di sopra dei cieli, che sono “opera delle tue mani, essi periranno ma tu rimani, tutti si logoreranno come un vestito…”. Dio è colui che rimane, ma in lui anche l’umanità innalzata di Gesù rimane per sempre, e in Gesù tutti coloro che “erediteranno la salvezza”. In Gesù anche noi siamo chiamati a diventare figli, e per questo “eredi”: è anche a noi che gli angeli sono inviati, per essere al nostro servizio (cfr. Mc 1,13 e 1Pt 1,10-12!), perché anche la nostra umanità è innalzata in Gesù, nella misura della nostra partecipazione al suo essere “Figlio”. Tutto invecchia (v. 11: “tutti invecchiano come un mantello”; è la stessa parola del v. 1 “nei tempi antichi”); solo Gesù, nel suo essere Figlio, è nuovo ed eterno, e chi in Lui è fatto figlio (Gv 1,12-13).