Collatio 1-5-2019

Ebrei 2,1-4

Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta.

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l’avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

La salvezza ereditata dai credenti (1,14) può essere “trascurata”. E, allora, “come potremo scampare noi”? Già la Legge, trasmessa per mezzo degli angeli, richiedeva una accurata obbedienza, perché “salda”, affidabile, legata ad una promessa, e quindi anche al pericolo di perderla! Ancora di più questa parola che ha come principio la bocca del Signore Gesù, e che attraverso i discepoli che l’hanno ascoltata e percorsa, è giunta fino a noi, con la conferma di Dio stesso! È sempre possibile “andare fuori rotta”, sbagliare strada, perdersi, se non ci si rende conto del valore del dono di questa salvezza, la si disprezza, e non ci si applica in modo tanto più attento. Dice il salmo: “rendimi la gioia di essere salvato!”. Come gli invitati a nozze di cui parla Gesù nel vangelo, possiamo essere tutti presi da noi stessi e dalle nostre faccende, e di fatto non corrispondere al dono: “costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari” (Mt 22,5). Si può disprezzare il dono della salvezza perché riteniamo di farcela da soli, o anche perché ci sentiamo spacciati, senza speranza, “tanto non cambia niente”. In entrambi i casi non ci accorgiamo dell’eredità che ci è stata affidata, e che attraverso i discepoli di Gesù, da Lui giunge fino a noi. Non ci rendiamo conto del suo valore, del tesoro prezioso. Concentrati su noi stessi, o su ciò che possiamo o non possiamo fare, ci dimentichiamo che siamo prima di tutto “eredi”, e quindi chiamati a “ricevere” una eredità, e a metterla in circolo e farla fruttare. Questa salvezza ereditata è la parola del Vangelo che “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1,16!), che può trasformare la nostra vita “con segni, prodigi e miracoli d’ogni genere” (cfr. Mc 16,17-20) facendoci traboccare in frutti di fede, speranza e carità, e riempiendoci dei doni dello Spirito, per il nostro bene e per il bene degli altri, “secondo la sua volontà” (cfr. 1Cor 12,11; e anche Rm 12,6 e Ef 4,7). Ci ricorda papa Francesco: “La mondanità asfissiante si sana assaporando l’aria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio. Non lasciamoci rubare il Vangelo!” (EG 97).