Collatio 2-5-2019

Ebrei 2,5-9

Non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato:
Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi
o il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi.
Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

C’è dunque un “mondo futuro”: quel mondo riconciliato, di cui Gesù è l’erede (1,2), reso definitivamente nuovo dalla sua salvezza e destinato ai credenti. Non sono gli angeli, dunque, ma è Gesù, nella sua umanità offerta e glorificata, Colui al quale è affidato il mondo ricreato. Che cosa è l’uomo? Eppure è a lui, l’uomo Gesù, che Dio “ha messo ogni cosa sotto i piedi”. Egli è colui che “dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli” (1,3) e Dio gli ha detto, come nel salmo 110, citato alla fine del capitolo 1, “siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” (1,13). In Gesù avviene dunque un “doppio rovesciamento”: il Figlio “per mezzo del quale Dio ha fatto i secoli” (1,2) e che tutti gli angeli adorano (1,6), è abbassato, con la sua condizione umana e sofferente, al di sotto degli angeli celesti; ma proprio questa sofferenza e questa morte lo costituiscono al di sopra degli angeli “coronato di gloria e di onore”. E così tutta l’umanità è innalzata, e chiamata a partecipare di quel mondo salvato, proprio attraverso ciò che gli angeli non possono avere: il patire. Anzi Gesù ha attraversato, nella sua ultima ora, ciò che nessun angelo può sperimentare (cfr. 1,7: “Egli fa i suoi angeli come spiriti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco”), e che è invece l’abisso più terribile dell’esperienza umana: sentirsi “separato da Dio”. Secondo alcuni manoscritti, dove leggiamo “per la grazia di Dio” (in greco: “chàriti theoù”) ci sarebbe invece l’espressione più difficile, e quindi più autorevole, “separato da Dio” (in greco: chorìs theoù”). Starebbe a indicare l’ultima parola di Gesù, che citando il Salmo 22 grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34), lo stesso Salmo che tra l’altro verrà citato dalla lettera poco dopo (2,12!). Insomma: il testo di oggi vuole rimettere davanti ai nostri occhi Gesù, e la gloria misteriosa e l’onore di cui è coronato morendo per noi: “lo vediamo coronato di gloria e di onore per la morte che ha sofferto”; morendo fino a sperimentare l’abbandono di Dio, per amore nostro. È questo il culmine della storia, e l’inizio del “mondo futuro”: attendiamo soltanto di vedere tutto ricondotto sotto la dolce e definitiva sovranità di Gesù, la signoria di un amore, consacrato sulla croce, in cui Dio ha detto, compiuto e donato tutto.