Collatio 7-5-2019

Ebrei 3,7-14

Per questo, come dice lo Spirito Santo:
Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori 

come nel giorno della ribellione,
il giorno della tentazione nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova,
pur avendo visto per quarant’anni le mie opere.
Perciò mi disgustai di quella generazione
e dissi: hanno sempre il cuore sviato.
Non hanno conosciuto le mie vie.
Così ho giurato nella mia ira:
non entreranno nel mio riposo.
Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio.

Per fondare più chiaramente la necessità di rimanere saldi nella speranza inaugurata da Gesù, è portata la testimonianza del Salmo 94, con una lunga citazione che comincia con quella parola che avevamo sentito nella citazione del Salmo 2, all’inizio del primo capitolo: “Oggi!” (“tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato”); e termina con un’altra parola: “ho giurato”, che richiama l’altro Salmo fondamentale per la lettera, il Salmo 109 (“Il Signore ha giurato e non si pente: tu sei sacerdote per sempre”). In questo modo siamo collocati nell’esperienza del deserto, in cui Israele sperimenta, dentro il tempo della prova, la cura e l’operare di Dio “per quarant’anni”, e in particolare l’evento meraviglioso della sua parola. E la sua voce per prima cosa dice “oggi!”, l’oggi del Figlio, della sua obbedienza, e l’oggi che si rinnova per noi come offerta di salvezza, nell’atto della sua parola donata: “se udite la sua voce non indurite i vostri cuori!”. È lo Spirito Santo che dice così, in un nuovo oggi, per noi che ascoltiamo. L’indurimento del cuore è sempre la possibilità che abbiamo davanti alla sua parola: non voler ascoltare, non voler rendere aperto e docile il cuore alla sua parola. Il giorno delle “prova”, dunque, smette di essere l’oggi di Dio e della sua salvezza, e diventa il giorno in cui, invece di ascoltare, anche noi, come i nostri padri nel deserto, irritiamo il Signore con la nostra durezza, e siamo noi a “mettere alla prova” Lui, a rifiutare tutti i segni del suo amore, a non lasciarci raggiungere nel nostro “cuore sviato”, tortuoso perché senza fede, incapace di riconoscere le sue vie, il suo modo di agire. Allontanarsi così dal Signore che ci parla significa allontanarsi “dal Dio vivente”, dalla sorgente della vita. Esortarsi a vicenda è invece ricordarci reciprocamente che anche questo giorno è l’oggi di Dio che ci parla, e che quindi tutto si gioca a partire dal cuore di ciascuno di noi, che rischia sempre di lasciarsi ingannare dalla tristezza del peccato rinchiudendosi nella paura e della sfiducia. Ma Cristo, che non si vergogna di chiamarci fratelli, si è reso in tutto partecipe dei nostri guai, e delle nostre prove, affinché anche noi fossimo partecipi di Lui. E il regalo di avere lui come fratello, di partecipare alla sua condizione celeste e santa é ciò che dobbiamo custodire, continuando a rinnovare, pur nelle prove, di giorno in giorno, fino alla fine, la nostra fiducia filiale, come il tesoro più prezioso.