Collatio 9-5-2019

Ebrei 4,1-8

Dovremmo dunque avere il timore che, mentre rimane ancora in vigore la promessa di entrare nel suo riposo, qualcuno di voi ne sia giudicato escluso.

Poiché anche noi, come quelli, abbiamo ricevuto il Vangelo: ma a loro la parola udita non giovò affatto, perché non sono rimasti uniti a quelli che avevano ascoltato con fede. Infatti noi, che abbiamo creduto, entriamo in quel riposo, come egli ha detto:
Così ho giurato nella mia ira:
non entreranno nel mio riposo!
Questo, benché le sue opere fossero compiute fin dalla fondazione del mondo. Si dice infatti in un passo della Scrittura a proposito del settimo giorno: E nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere. E ancora in questo passo: Non entreranno nel mio riposo! Poiché dunque risulta che alcuni entrano in quel riposo e quelli che per primi ricevettero il Vangelo non vi entrarono a causa della loro disobbedienza, Dio fissa di nuovo un giorno, oggi, dicendo mediante Davide, dopo tanto tempo:
Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori!
Se Giosuè infatti li avesse introdotti in quel riposo, Dio non avrebbe parlato, in seguito, di un altro giorno.

In pochi versetti di grande densità la lettera dispiega il senso profondo del salmo per la vita dei cristiani: il popolo di Israele che non ha creduto alla “buona notizia” (Vangelo) della terra promessa portata dagli esploratori, per paura di morire per mano degli abitanti di Canaan (vedi collatio dei versetti precedenti), è come noi, che abbiamo ricevuto il Vangelo della nostra partecipazione a Gesù risorto nel Regno, ma rischiamo di rimanere anche noi esclusi, di rimanere fuori dal “riposo”, se ci lasciamo sopraffare dalla paura e dalla mancanza di fede. Gli Israeliti non entrarono, ma dovettero vagare nel deserto per quarant’anni in attesa che tutta quella generazione venisse sostituita da una generazione nuova, perché non bastò udire la parola degli esploratori, dal momento che “non rimasero uniti con la fede a quelli che avevano ascoltato”, non avendo creduto a Giosuè e Caleb che avevano implorato il popolo, dicendo: “La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra molto, molto buona. Se il Signore ci sarà favorevole, ci introdurrà in quella terra e ce la darà: è una terra dove scorrono latte e miele. Soltanto, non vi ribellate al Signore e non abbiate paura del popolo della terra, perché ne faremo un boccone; la loro difesa li ha abbandonati, mentre il Signore è con noi. Non ne abbiate paura!” (Nm 14,7-9). Per la lettera agli Ebrei questa esortazione è ora rivolta a noi, che credendo “entriamo in quel riposo”, nel quale non poterono entrare gli Israeliti. Ma cosa si intende davvero per “quel riposo”? Qui l’autore ci aiuta ad andare più in profondità. Il Salmo dice: “mi tentarono i vostri padri pur avendo visto le mie opere… non entreranno nel mio riposo”. Dio dice: “le mie opere… il mio riposo”, come in Genesi, dove si dice che “nel settimo giorno Dio si riposò da tutte le sue opere”. Queste due parole (“opere” e “riposo”) e il riferimento al “settimo giorno”, fanno dire alla lettera agli Ebrei che in realtà il vero “riposo di Dio” non è la terra di Canaan, ma la comunione celeste con Lui. Allora le sue opere sono prima di tutto le opere della sua creazione, tutta orientata al Regno definitivo. Del resto la prima parte del Salmo descrive proprio queste opere di Dio: “Grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dei. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, egli l’ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra”. Non poteva quindi Giosuè, dopo quarant’anni nel deserto, introdurre la nuova generazione “nel riposo” di Dio, ma solo nella terra di Canaan (cfr. Eb 11!). Per questo Dio, attraverso Davide, nel salmo “fissa di nuovo un giorno, oggi”: dopo tanto tempo da quell’ingresso nella terra di Canaan rimane necessario portare a compimento la promessa di Dio, di entrare nel suo riposo. Questo altro giorno è l’oggi di Gesù (“Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato”), è l’oggi del Vangelo rivolto a noi, perché non induriamo il cuore, è l’oggi dell’ingresso nel giorno settimo e definitivo di Dio. Tutta l’opera di Dio è in vista di questo giorno del riposo, dell’ingresso nella sua comunione di tutta l’umanità redenta, e di tutta la creazione rinnovata, attraverso l’offerta di Gesù.