Collatio 23-5-2019

Ebrei 7,20-25

Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice: Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre. Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.

Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.

Continua nei versetti di oggi il confronto tra i sacerdoti antichi e Gesù “nuovo sacerdote” prefigurato in Melchisedek. Ci si sofferma ancora sulle parole del Salmo “Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote per sempre”, per cogliere due qualità speciali di questo sacerdozio: è un’investitura mediante giuramento, e riguarda un solo sacerdote, perché è “per sempre”. Per prima cosa viene affrontato il modo diverso con cui si diventa sacerdote: per i leviti (“quelli”) l’investitura avviene attraverso un rito di consacrazione e riguarda Aronne e i suoi figli; per Gesù tutto dipende da un giuramento, cioè da una parola solenne di Dio che (come abbiamo visto in 6,13-20 a proposito di Gen 22) sancisce un’alleanza in vista di una promessa. Il giuramento rende Gesù “garante di un’alleanza migliore”. Anzi è lui stesso colui che “giura”, come garante (il termine greco è letteralmente il “mallevadore”, colui che “alza la mano per giurare”), dando se stesso come garanzia della promessa di Dio per la nostra salvezza, il nostro bene, la nostra vita. E’ così che la Parola di giuramento con cui Dio stringe alleanza con noi diventa la parola stessa con cui Gesù mette la sua vita e tutto se stesso a disposizione della nostra salvezza: “prendete, questo è il mio corpo… questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per i molti” (Mc 15,22-24). Poi la meditazione sul salmo si concentra sull’espressione “sacerdote per sempre”: ecco perché i sacerdoti leviti sono “in gran numero”, mentre uno solo è il sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek, perché è “per sempre”! Di lui “senza principio di giorni né fine di vita… si attesta che vive” (7,3.8), mentre i sacerdoti del tempio muoiono e devono essere sostituiti. Mentre il loro servizio sacerdotale, essendo sulla terra, si conclude con la loro morte, Gesù proprio morendo entra nella vita che rimane per sempre e così dà inaugura il suo sacerdozio che è celeste, e per questo intramontabile. E questo sacerdozio consiste nella intercessione a favore di “quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio” perché siano salvati “perfettamente”, nei cieli. Possiamo presentarci con fiducia al trono di Dio perché al nostro fianco rimane “per sempre” il Figlio, che come nostro avvocato intercede per noi, Lui che per noi ha offerto se stesso: “se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo il giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1Gv 2,1-2).