Collatio 5-6-2019

Ebrei 10,5-10

Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà».

Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

Ecco un altro Salmo, penetrato e illuminato dallo sguardo, dal cuore, dalla vita di Gesù. Avevamo sentito come quel “Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato” (Sal 2) aveva plasmato, (dal Battesimo alla Trasfigurazione, fino alla Croce) tutta la vita e l’autocoscienza di Gesù e la sua relazione con Dio. Avevamo colto come quel “Tu sei sacerdote per sempre” (Sal 109) aveva sorretto e dato una direzione precisa al turbamento di Gesù nel Getsemani, al suo patire e morire, per farne una offerta di amore, per noi e per la nostra salvezza. E ora, in tutta la sua forza, il Salmo 39 dà voce alla risposta d’amore, libera e consapevole, di Gesù al Padre: “Ecco io vengo!”. Al “Tu” che Gesù sente rivolto a sé da parte di Dio, corrisponde un “Tu” rivolto a Dio (“Tu non hai voluto…”) e un “Io” (“Ecco, io vengo”) come risposta ad una chiamata (“per fare, o Dio, la tua volontà”). E in questa risposta, in questo “Eccomi”, si riassume tutta la vita di Gesù, fin dal suo misterioso inizio: “entrando nel mondo Cristo dice…”. Gesù prende sul serio quello che gli è dato: un corpo, per avere qualcosa da offrire, e un libro, per trovare che “di me sta scritto” e quella volontà di Dio riguarda Lui. Nella legislazione sui sacrifici Dio educa il suo popolo a concepire ogni cosa come un dono, da ricevere e restituire, da portare a Dio, perché tutto sia benedetto e viva di Lui. Ma Dio non vuole i sacrifici. Vuole la nostra santificazione, il nostro trovare pienezza in Lui. Gesù abolisce il primo sacrificio nel momento in cui porta a compimento la volontà del Padre offrendo non animali che bisogna legare all’altare, perché non possono donarsi liberamente e sono solo vittime, ma offrendo semplicemente quello che gli è dato: il proprio corpo, la propria vita: “un corpo mi hai preparato”. E così realizzare una offerta piena, perché consapevole e libera. Come recita la seconda preghiera eucaristica: “Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane e rese grazie”. L’offerta di Gesù è dunque animata dalla sua volontà, che è un tutt’uno con la volontà del Padre: “…per fare o Dio la tua volontà… mediante quella volontà siamo stati santificati…”: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati, siano santificati, ricevano vita in abbondanza, coinvolti in questo movimento di offerta e di amore di Gesù al Padre. “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo…”. Qui è davvero la santificazione, cioè il perdono dal peccato: non vivere più per noi stessi. “Per attuare il tuo disegno di redenzione – Gesù – si consegnò volontariamente alla morte, e risorgendo distrusse la morte e rinnovò la vita. E perché non viviamo più per noi stessi ma per Lui che è morto e risorto per noi, ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione” (Preghiera Eucaristica IV). Anche noi abbiamo un corpo, e un libro su cui è scritto di noi…