Collatio 7-6-2019

Ebrei 10,19-25

Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore.

Il velo, attraverso il quale si entra nel santuario, è la carne di Gesù, la sua vera umanità; come ascoltavamo in 5,7: “nei giorni della sua carne” (tradotto: “nei giorni della sua vita terrena”). E’ Lui il passaggio, “la porta” (Gv 10,7), perché “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6). Ma la sua umanità è anche ciò su cui si può inciampare, si può vedere e non credere. Quel che ci permette di “penetrare” davvero la sua umanità, di coglierne il senso profondo, il respiro filiale, di intenderne il segreto, è la sua offerta, “il sangue di Gesù”. E’ questa la “via” che ci permette di attraversare il velo e di entrare: è la via da seguire, inaugurata da Lui, vivente perchè è Lui stesso, nell’atto del suo offrirsi: “questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per i molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,28). Allora, nella certezza del suo perdono, siamo pieni di fiducia e di libertà filiale; Lui è il sacerdote grande, perché contiene in una immensa misericordia le vicende di noi tutti, ed è posto “sulla casa di Dio” (come si era detto in 3,6; e non “nella” casa di Dio!) perché possiamo essere così incoraggiati e pieni di fiducia che non temiamo di accostarci, di avvicinarci. Non più lontani! Perché non più impauriti e pien di vergogna. Siamo toccati fin nel profondo da quella grazia battesimale che non ha lavato solo il nostro corpo, ma ha liberato dalla inimicizia e riempito di gioia il nostro cuore. Egli “aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti sotto i suoi piedi” e così anche noi non dobbiamo fare altro che custodire come il tesoro più prezioso “la professione della nostra speranza” tutta riposta in Lui. E così anche aiutarci reciprocamente perché questa speranza si esprima e si rigeneri continuamente nella carità e in un operare buono, come al suo cospetto. Sappiamo come ci aiuta ritrovarci e celebrare l’amore di Gesù, e come invece allontanarci tra noi ci allontana fatalmente anche da Lui, vacilla e si indebolisce la nostra speranza e la nostra gioia nel credere. “E’ degno di fede colui che ha promesso!”: ogni giorno è un tratto del nostro misterioso cammino verso “il giorno”, il giorno dell’incontro pieno con Lui.