Collatio 17-8-2019

Giovanni 6,60-65

60 Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

61 Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64 Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Dopo il dialogo con la folla (vv. 22-40) e il “non-dialogo” con i Giudei (vv. 41-59), i protagonisti del racconto tornano i discepoli, di cui si era persa traccia dal momento dell’attraversamento notturno del mare (vv. 16-21). Li ritroviamo ora attraversati da una da una crisi a motivo delle parole di Gesù e da una spaccatura al loro interno: molti di loro, infatti, contagiati dalla mancanza di fede dei Giudei che si esprime ancora una volta nella “mormorazione”, non parlano con Gesù (come invece fa la folla!) ma parlano di lui e della difficoltà che credono di riscontrare in quello che hanno ascoltato da lui: “questa parola è dura, chi può ascoltarla?”. L’intelligenza interiore di Gesù supplisce alla codardia del loro sottrarsi al dialogo e, ancora una volta, prende la parola per ristabilire una relazione: “questo vi scandalizza?”. Eccoci, siamo sempre lì: pensiamo che ciò che ci impedisce di credere sia l’asprezza della sua parola, troppo dura, o difficile, o esigente per essere ascoltata, e non ci avvediamo che quella durezza che le attribuiamo è lo specchio della nostra stessa durezza di cuore. Certo, a pensarci bene, possiamo ben comprendere la reazione di questi discepoli di fronte alle parole di Gesù, e può riempire di orrore anche noi l’invito letterale a mangiare, anzi “masticare” la sua carne e bere il suo sangue! Ma… attenzione! è una scorciatoia pensare di risolvere la cosa stemperando il discorso di Gesù con un pia interpretazione eucaristica (che tra l’altro non farebbe che svuotare di senso la stessa eucarestia)… la violenza con cui Gesù parla di questo nutrirsi di lui non può essere in alcun modo edulcorata e non può non toccarci! Ma il problema è proprio questo: immaginare che questa violenza sia la sua, e ritrarci inorriditi, invece che riconoscere che Gesù parla in questi termini proprio per smascherare la violenza dei suoi interlocutori e la nostra stessa violenza, la violenza di tutti. A partire dalla violenza di quel volerlo “strappare per farlo re” (v. 15) e che si esprime sempre nel volerlo in qualche modo “prendere”; ecco ciò che scandalizza, ecco la “durezza” che fatichiamo ad accettare: imparare ad appartenere a Lui rinunciando a “capirlo” (proprio nel senso di “prendere”), a possederlo: “e se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?”. Gesù appartiene al Padre, e tutto il suo cuore, la sua missione, la sua vita, il suo cibo, è vivere da Figlio il servizio alla volontà di vita del Padre per il mondo. “La carne non giova a nulla”: può sorprenderci questa espressione, dopo tutto quello che Gesù ha detto a proposito della necessità di mangiare la sua carne… ma non c’è contraddizione: è destinata a fallire la pretesa della “carne” di avere con Gesù un rapporto semplicemente umano, a partire da noi, da quello che capiamo o dai nostri bisogni. Non sono i nostri sforzi, ma la comunicazione con il suo Spirito filiale, donato dal Padre, che può permetterci di ricevere la sua vita, e così vincere anche noi con lui e in lui la violenza e la morte con un dono più grande di amore. Le sue parole, quando ci indicano la via di totale spoliazione e donazione nell’amore, non sono “dure”, “sono spirito e sono vita”, perché ci indicano il segreto di una vita piena ed eterna e ci donano lo Spirito vivificante che ci attira a Lui e ci trasforma in Lui. Ma, Gesù lo sa bene e meglio di noi, quante ombre, quanti inganni si nascondono nella nostra sequela…! La crisi dei discepoli è la nostra, svela la nostra incredulità, e i nostri tradimenti, perché “nessuno può venire a me – dice il Signore – se non gli è concesso dal Padre mio”. Gesù ha detto: “Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!” (Lc 11,13). Donami o Padre il tuo Spirito, che mi conduce senza inganni al tuo Figlio Gesù, per ricevere vita e imparare a donarla nell’amore.