Collatio 22-8-2019

Giovanni 7,15-24

I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso.

Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia.
Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?».
Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?».
Disse loro Gesù: «Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati.
Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato.
Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo?
Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».

Sì, Gesù non ha imparato il senso delle Scritture alla scuola dei dottori della legge, ma neppure si sente promotore di una sua personale lettura innovativa: semplicemente è depositario e testimone di un insegnamento altro, che viene da Dio stesso, da Colui che ha parlato a Mosè e ispirato le Scritture, e che ora lo ha inviato. Questa è la pretesa di Gesù. Il criterio quindi non è quale scuola rabbinica lo ha formato, ma, poiché il suo insegnamento viene da Dio stesso, il criterio per riconoscerlo è semplice e alla portata di tutti: “chi vuol fare la volontà di Dio, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio o se io parlo da me stesso”. Il criterio non è esteriore, ma interno: riguarda l’atteggiamento profondo, l’orientamento del cuore e della vita, e cioè se, con tutta semplicità e onestà, cerchi Dio e la sua volontà. Altrimenti la distorsione fondamentale della vita, che ti impedisce di riconoscere la verità delle cose (e quindi anche Lui), è quella ricerca della propria gloria che fa percepire ogni cosa in funzione di sé. Gesù non percepisce se stesso come l’origine, ma come l’inviato, per questo “in lui non c’è ingiustizia”: l’ingiustizia è la “coscienza separata”, il mito dell’auto-generazione, l’affermazione di sé come fine, la chiusura autoreferenziale. Questa “ingiustizia” è dunque anche una alterazione percettiva, come denuncia Gesù: i Giudei si ritengono conoscitori e osservanti della Legge, ma nel frattempo, contro la Legge, cercano di ucciderlo! Ancora una volta non sono i Giudei a rispondere a Gesù, ma la folla, che ingenuamente non sospetta nulla delle trame omicide dei Giudei e reagisce alle parole di Gesù tra lo sconcertato e il canzonatorio: “Hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?”. Ma Gesù non risponde; del resto ci si accorgerà presto di quali siano le vere intenzioni dei Giudei contro di lui… preferisce tornare invece al senso della sua missione, e al motivo del conflitto. L’opera di Gesù è quell’unico segno operato a Gerusalemme e narrato al capitolo 5: la guarigione del paralitico alla piscina di Siloe (5,1-9). Precedentemente si era fatto cenno indirettamente ad altri segni compiuti da Lui a Gerusalemme (2,23; 3,2), ma questo è l’unico narrato finora. E forse questa “unica opera” cui si riferisce Gesù è davvero semplicemente l’opera affidata dal Padre (5,19-21.30.36.40), cioè dare vita al mondo (6,33.51), manifestata a Gerusalemme nel segno della guarigione del paralitico. Lo sconcerto e il conflitto che era nato per quel suo gesto di guarigione in giorno di sabato aveva manifestato tutta l’ipocrisia dei Giudei, che si erano voluti ergere a difensori della Legge e che ora Gesù smaschera: la circoncisione in giorno di sabato (poiché in Lv 12,3 era prescritta l’ottavo giorno dalla nascita, poteva evidentemente capitare di sabato…) integra il nuovo nato nel popolo dell’alleanza, ed è per obbedire a questo precetto che, tagliando il prepuzio, si “trasgredisce” il sabato. Ora il segno di Gesù è superiore alla circoncisione: non è un simbolo in attesa del compiersi delle promesse, ma l’irruzione già ora della vita piena (“ho reso sano un uomo tutto intero”) donata da Dio. Gesù argomenta, confidando nella possibilità dei suoi interlocutori di poter operare un “giusto giudizio”: è sufficiente cercare sinceramente Dio e la sua volontà, oltre ogni “apparenza”. Allora apparirà chiaro chi viene da Dio e opera secondo la sua volontà di bene e di liberazione per l’uomo: i Giudei che cercano (al di là delle “apparenze”) di uccidere Gesù, o Gesù che risana e dà vita, e che, per questo, alcuni dicono “è buono”? Ora come allora, chi vuole vedere le cose come stanno, al di là di ogni mistificazione e fake-news, e al di là di ogni “uso politico della religione”, nella rettitudine della propria ricerca della volontà di Dio, saprà giudicare “con giusto giudizio”.