Collatio 23-8-2019

Giovanni 7,25-31

Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».

Questi “abitanti di Gerusalemme” non sono così ingenui come la folla accorsa dalla “provincia” che “cade dal pero” quando Gesù smaschera le trame omicide nei suoi confronti (vv. 19-20): loro sanno bene cosa si macchina nelle “segrete stanze” del potere della capitale. Gesù aveva appena finito di ammonire “non giudicate secondo le apparenze…!” e certamente le reazioni istintive di questa folla davanti ai gesti e alle parole di Gesù devono sembrare ridicolmente inconsapevoli alle orecchie smaliziate di questi Gerosolimitani… La folla reagisce in modo diretto, nel bene e nel male, passando da “è buono” a “inganna la gente”, da “hai un demonio!” a “il Cristo quando verrà compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?”. La percezione che la folla ha di Gesù è spontanea, ma anche così facilmente influenzabile…! Questo gruppo di Gerosolimitani, “amici di amici” di gente che sa “come stanno le cose”, avvezzi alle chiacchiere da corridoio, sono ben più accorti ed elaborati nelle loro considerazioni a proposito di Gesù: eppure questo non li rende certo in grado di operare un “giusto giudizio”! Capita spesso proprio così a chi pensa di essere più furbo della “gente ignorante”: cacciatori di complotti e di trame occulte si perdono nei meandri stessi delle loro “retrologie” di potere (“Ecco egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto che egli è il Cristo?”) o nelle complesse considerazioni dottrinali o ideologiche (“Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”) pur di non prendere posizione rischiando qualcosa di sé: anche loro davanti alle pretese di Gesù non hanno la forza di rivolgersi a Lui, ma si avviluppano tra loro in discussioni allusive e inconcludenti. Ancora una volta è Gesù a prendere posizione, e questa volta con tutta l’autorità e la forza di un grido (“esclamò” è una traduzione un po’ debole…) che trasforma il suo insegnamento nel tempio in un appello accorato: sì è vero, conoscete me e le mie origine umane (abbiamo già visto come sia decisivo per il vangelo di Giovanni la questione del “da dove” di Gesù…!), ma la mia missione non è il frutto di una mia strategia o di un mio progetto; avendo a che fare con me, se volete giudicare “non secondo l’apparenza”, ma “con giusto giudizio”, dovete riconoscere che siete di fronte ad un mistero più grande, la mia vera origine, Dio stesso, che io conosco e voi non conoscete! Il grido di Gesù è anche uno scoprirsi, un donarsi, un consegnarsi senza difese allo sguardo e al “giudizio” dei suoi interlocutori, con la semplicità e il coraggio della verità del suo essere e della sua relazione filiale. Con il suo grido Gesù interrompe i ragionamenti e le supposizioni, e si presenta Lui stesso, in persona, davanti a tutti: sono io, sono qui davanti a voi! Sono tutte vane le sottili considerazioni su Gesù, se non ci si presenta davanti a Lui, se non si accetta lo spazio indisponibile del suo mistero, di non poterlo conoscere a partire dai nostri schemi o dalle nostre pretese, e di accogliere da Lui e in Lui la rivelazione stessa del volto di Dio, del Padre, sorgente del suo essere e del suo venire. Gesù si espone, ma non lo si può prendere: la sua ora, l’ora del suo dono definitivo non è ancora giunta. Davanti a questo “presentarsi imprendibile” di Gesù, molti della folla, liberi da schemi ideologici, credono in Lui; ma la fede che poggia sui “segni grandi” ha sempre, alla fine, la fragilità di un punto interrogativo…