Collatio 20-09-2019

Giovanni 11,17-27

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.

Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

È ormai troppo tardi. Quando Gesù arriva Lazzaro è morto già da quattro giorni. Anche se fosse partito immediatamente, senza aspettare due giorni, sarebbe comunque arrivato in ritardo. Betania è vicina a Gerusalemme, e i Giudei, gli stessi che vogliono far fuori Gesù, sono a casa delle due sorelle per porgere le loro condoglianze. Prudentemente Marta, informata dell’arrivo di Gesù, si sfila senza farsi notare e va incontro a Gesù per permettergli di non dover incontrare i temuti Giudei, dalla cui volontà di morte è ormai sfuggito troppe volte. Ma questo andare incontro a Gesù diventa qualcosa di più profondo: non è più semplicemente una tattica di Marta per proteggerlo, ma un cammino di fede. Un cammino che comincia con un riconoscimento-rimprovero: “se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!”. Ci tocca sempre e ci commuove questa protesta piena di dolore e di affetto, e che allo stesso tempo riconosce la potenza di guarigione di Gesù, la sua forza di comunicazione di vita. Per Marta essere lì di fronte a Gesù è riconoscere che non tutto è perduto, lei lo conosce bene (“anche ora so”) e sa che affidarsi a Lui è contare su un uomo di Dio, un profeta ascoltato da Dio, che come Elia (1Re 17,8-24) ed Eliseo (2Re 4,8-37) può anche risuscitare i morti e restituirli ai familiari colmi di dolore. La risposta di Gesù parla sì di risurrezione, ma di una risurrezione futura. Marta conferma questa speranza, è ciò che lei sa già: Gesù non le sta dicendo nulla di nuovo, parlando della “risurrezione dell’ultimo giorno”, quella riservata agli uomini giusti come Lazzaro per la vita in Dio. Ma ora eccoci al presente: Gesù le parla di quello che accade qui ora nel rapporto con lui. Non si tratta di una risurrezione che Gesù può invocare come dono di Dio, ma di una risurrezione che ha un “nome”: “Io sono la risurrezione e la vita”. Qui si compie il viaggio di Marta verso Gesù: tutto si riempie di un significato nuovo. È nella persona stessa di Gesù che ognuno può trovare la vittoria sulla morte e il dono di una vita nuova: Gesù non è solo un profeta al quale credere, ma “il Cristo, Figlio di Dio” nel quale trovare tutta la pienezza di verità e di grazia (1,14.16) perché in Lui è “la vita” (1,4). Marta passa dall’andare a Gesù a motivo del fratello, a trovare in Gesù il motivo di tutto. Questo è il cammino di fede.