Collatio 25-09-2019

Giovanni 11,45-57

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

L’opera di resurrezione da parte di Gesù per l’amico Lazzaro e la fede di molti Giudei non è senza un prezzo da pagare. Gli equilibri sono sconvolti e la vita che irrompe nella morte diventa, paradossalmente, una notizia pericolosa per gli assetti politici nazionali di cui si sente garante il sinedrio. Sommi sacerdoti e farisei si rendono conto che il grande seguito e il risorgere della speranza nel cuore di tanti a motivo dei segni compiuti da Gesù (“quest’uomo compie molti segni, se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui!”) rappresenta una minaccia per il futuro del tempio e della nazione. L’evangelista, mentre scrive, sa che questa paura non è senza fondamento, alla luce della distruzione di Gerusalemme e del tempio avvenuta poche decine di anni dopo. Di fronte alla catastrofe imminente la voce del sommo sacerdote Caifa indica la via di uscita: “è conveniente che un uomo solo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera”. In lui trova voce la logica profonda e potente del capro espiatorio, che indica nel sacrificio di uno la salvezza di tutti, e intorno alla quale si crea l’unanimità omicida: “da quel giorno decisero di ucciderlo”. Ma proprio mentre Caifa esprime lo spirito prevalente e terribile dell’eliminazione dell’innocente in nome dell’autopreservazione della nazione, proprio in quelle stesse parole è indicata, a sua insaputa e profeticamente, l’offerta libera di Gesù per il suo popolo e per “riunire i figli di Dio dispersi”. Nel momento in cui la dinamica del capro espiatorio è “ufficializzata” dal sommo sacerdote, in quello stesso momento è smascherata e disinnescata: sarà l’innocente condannato, consegnandosi liberamente e per amore, a condannare la violenza omicida del principe di questo mondo (8,44; 12,31). Ma tutto a suo tempo. Per il momento Gesù evita il contatto con i Giudei, e forse anche il loro seguito e la loro adesione di fede piena di ambiguità, per ritrovare uno spazio di sosta insieme ai suoi discepoli in attesa del tempo opportuno, indicato dal Padre. E il tempo opportuno, l’ultima festa Pasqua di Gesù (cfr. 2,13 e 6,3), si avvicina. Ora non è più Lui, come la prima volta all’inizio del suo ministero (2,13-25), a dettare i giochi salendo a Gerusalemme e portando la sua pretesa di Figlio: Gesù ora è la preda braccata. La ricerca di Lui, e l’attesa del suo arrivo alla festa per arrestarlo fa da sfondo a quest’ultima Pasqua che ha tutto il sapore della resa dei conti definitiva. Di fatto, se si esclude l’ultimo capitolo ambientato in Galilea e aggiunto in “seconda edizione”, da qui fino alla fine (gli otto capitoli dal 13 al 20) tutta la narrazione sarà ambientata nell’ultima decisiva Pasqua di Gesù a Gerusalemme.