Collatio 26-09-2019

Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.

Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Ormai nell’imminenza della Pasqua Gesù si avvicina a Gerusalemme tornando proprio a Betania, a casa di Lazzaro, dove Marta ha organizzato per lui una cena. La cena con Gesù diventa qui trasparenza del banchetto eucaristico nel quale Lazzaro, il risorto da morte, è segno di tutti i battezzati commensali di Gesù, e Marta, che serve, rappresenta il senso ogni ministero nella chiesa. Ed è proprio qui che Maria, col suo gesto potente e silenzioso, assume il ruolo dell’intera chiesa che come sposa grata si dona al Cristo con l’effusione di tutto il suo amore, un amore che riempie tutta la casa di profumo: la morte non fa più paura, e non è più necessario confinarne la puzza nel sepolcro dietro l’impotenza della pietra (cfr. 11,39). Maria con tutto il suo corpo e la sua generosità esprime una gratitudine senza confini per il dono del fratello riportato alla vita e un amore e un onore incondizionati per Colui che va verso la morte donando la vita. Quell’unguento profumato e prezioso diviene così, come Gesù stesso riconosce, il gesto anticipato di una sepoltura ormai incombente: “non sempre avete me”. Ma a quella mensa non c’è solo il profumo di una intelligenza di amore che sa sintonizzarsi con il dono che Gesù sta per fare di sé; c’è anche la “mondanità spirituale” di chi, come Giuda, utilizza con ipocrisia religiosa gli argomenti della giustizia verso i poveri per “prendere” la bellezza e il profumo dell’amore. Così è la vita, la Chiesa, l’Eucarestia: una tavola in cui ci si dona, ma che si può “tradire” vivendola come una occasione per prendere per sé. Alla fine Lazzaro stesso diviene una presenza scomoda, che i capi decidono di uccidere. Questa è la testimonianza del cristiano, al di là di tutto: una vita risorta, donata da Gesù nel battesimo, che ci rende suoi commensali nella mensa dell’amore, e che si realizza nel prendere la croce dietro a lui per imparare a fare a nostra volta della nostra stessa vita un dono.