Collatio 27-09-2019

Giovanni 12,12-19

Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele!».

Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto su un puledro d’asina.
I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte. Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza. Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno. I farisei allora dissero tra loro: «Vedete che non ottenete nulla? Ecco: il mondo è andato dietro a lui!».

Il giorno dopo, dall’intimità della casa di Betania Gesù passa allo spazio minaccioso di Gerusalemme, che ora, ancora di più proprio per il successo seguito alla risurrezione di Lazzaro, rappresenta il luogo di un proposito incombente di morte nei suoi confronti. E qui, nello spazio pubblico della città avviene come nella cena a casa di amici a Betania: Gesù aveva accettato il gesto di Maria che aveva espresso tutto il suo amore, la sua gratitudine e il suo onore versando il preziosissimo unguento sui suoi piedi e asciugandoli con i suoi capelli, ma ne aveva anche dato una interpretazione che andava oltre quel momento e quelle intenzioni facendo riferimento alla sua morte imminente; ora Gesù accetta gli onori che gli vengono tributati da una grande folla osannante che lo acclama “Re d’Israele” (diversamente dai sinottici in cui l’ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme è narrato come una iniziativa di Gesù stesso) eppure un suo piccolo gesto, non capito perfino dai discepoli, richiama il realizzarsi della profezie messianiche nella linea di un segreto di regalità mite e pacifica, che solo la gloria pasquale illuminerà pienamente nella memoria dei discepoli. Gesù, nella prossimità di un’altra Pasqua in Galilea, era sfuggito, dopo il segno dei pani, alla volontà degli uomini di farlo re (6,15). Ora vi si consegna, nell’occasione di questa ultima Pasqua, mentre la folla testimonia il segno della risurrezione di Lazzaro e gli eventi si precipitano verso il dramma finale. Ma questa consegna contiene una profezia nascosta, sia nel segno del pacifico asinello, sia in quella attestazione allarmata dei farisei che vedono nel successo di Gesù presso le folle che “il mondo è andato dietro a lui!”. In verità, quando Gesù mostrerà il paradosso della sua gloria messianica nella consegna di sé per amore nel cammino verso la croce non solo le folle, ma anche i discepoli non potranno seguirlo (13,36); eppure dirà Gesù stesso poco più avanti: “quando sarò innalzato da terra, tutti attirerò a me” (12,32).