Collatio 08-10-2019

Giovanni 13,12-20

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.

Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Ora Gesù riprende le vesti che aveva deposte (v. 4) e si rimette al suo posto. Anche questo semplice gesto per l’evangelista ha tutta la carica simbolica di ciò verso cui sta liberamente andando Gesù: sono gli stessi verbi che aveva usato Gesù parlando del dono della sua vita: “Nessuno me la toglie: io la do da me stesso, ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo, questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio” (10,18). Non è Giuda con il suo tradimento che gli toglie la vita, né nessun altro: è lui che liberamente “depone le vesti” della sua vita terrena, per portare fino in fondo il suo servizio di amore, in attesa del momento in cui riprendere la sua esistenza risorta e sedersi con i “suoi” al banchetto celeste. Ora qui c’è qualcosa da capire: che cosa è questa inversione di ruoli di questo sorprendente lavacro in cui Gesù coinvolge i suoi discepoli? Il tempo del tradimento e della morte si apre, anche per i discepoli, ad una inaspettata promessa di beatitudine e di pienezza: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”. Ci sono due condizioni: c’è qualcosa da “sapere” e c’è qualcosa da “fare” e questo è un tutt’uno, un segreto di gioia vera. Ecco in poche parole l’eredità di Gesù per i suoi: innanzitutto devono “sapere” che al fondamento di tutto ci sta l’offerta di amore di Gesù, che il suo umile servizio anticipa e purifica ogni lacerazione del peccato, ogni violenza, ogni male della comunità dei discepoli. Il lavacro del perdono non giunge a “rimediare” il peccato di Giuda: quel calcagno alzato contro di lui per schiacciarlo è già stato lavato da Gesù stesso! “Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono”: i discepoli potranno essere rigenerati alla fede e alla certezza della presenza invincibile di Gesù e del suo amore proprio perché riconosceranno che nessun peccato, nessuna macchinazione diabolica può nulla davanti al dono preveniente di Gesù. Ora questa certezza della grazia non basta però alla beatitudine dei discepoli. Ciò che Gesù ha fatto loro non è solo un dono, un fondamento incrollabile, è anche un “esempio”, una responsabilità con cui edificare la comunità nuova dei discepoli. Il Signore e il Maestro rende ora possibile ai discepoli una nuova via: “dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. È l’evangelista Luca che ambienta in questa stessa sera queste parole di Gesù ai discepoli che litigano su chi di loro è il più grande: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,25-27). La comunità dei discepoli ha logiche tutte nuove, e sono quelle che Gesù ha consegnato loro: “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi!”. La beatitudine dunque dei discepoli dipende da questo: accogliere come fondamento immutabile della propria vita il dono di amore di Gesù facendo della propria esistenza un servizio fraterno di accoglienza umile e di perdono instancabile verso tutti. Questo è il cuore della missione dei discepoli: testimoniare l’amore invincibile di Gesù nell’amore vicendevole con lo stile del suo servizio umile di perdono fino a dare la vita. Allora davvero il volto stesso di Dio, rivelato in Gesù servo, è comunicato autenticamente a tutti coloro che accolgono i suoi discepoli inviati: “chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.