Collatio 30-10-2019

Giovanni 17,6-11

«Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola.

Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».

Con uno sguardo indietro, che abbraccia l’esperienza fatta fin qui con i discepoli, Gesù ricapitola tutto con una espressione: “Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo” . Tutto quel che Gesù ha detto, compiuto, vissuto, ha avuto questo unico intento: aprire alla conoscenza della più intima identità (il “nome”) del Padre. E questo non è avvenuto, né sarebbe potuto avvenire, attraverso una dinamica di manifestazione esteriore, direttamente “al mondo” , ma in una relazione di obbedienza di Gesù al Padre e di affidamento dei discepoli a Gesù. È questo che Gesù, davanti al Padre, riconosce come dono: i discepoli, dati “dal mondo”, che hanno custodito la parola di Gesù riconoscendola come la parola stessa dal Padre, e hanno creduto in lui. Ora Gesù si sottrae al mondo, ma i discepoli, che appartengono al Padre, rimangono nel mondo, per testimoniare, a partire dalla loro unità con Gesù e tra di loro, il volto non-mondano di Dio. È per loro, dunque, che Gesù prega, perché loro, che hanno custodito la sua parola come parola del Padre, siano custoditi a loro volta. Il Padre santo, inaccessibile al mondo e “altro” rispetto a tutte le sue logiche, custodirà i discepoli come seme di novità nel mondo e testimonianza viva del suo amore.