Collatio 31-10-2019

Giovanni 17,12-19

«Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.

Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Ancora Gesù torna, nella sua preghiera, alla memoria della sua missione terrena con una espressione semplice e bellissima: “Quand’ero con loro”. Tutto il suo cammino è stato un “essere con” i discepoli, e un essere per loro:
“io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto”. È stato per loro il pastore buono, che ha vigilato su di loro custodendoli nell’amore del Padre. Solo Giuda è sfuggito, scegliendo di sottrarsi alla sua custodia e al suo amore, e mostrando così che solo nella libertà è possibile accogliere e corrispondere all’amore. Ma tutto è avvenuto “perché si compisse la Scrittura”, quindi comunque dentro il più ampio e misterioso disegno di salvezza di Dio. La memoria del cammino compiuto fin qui con i suoi discepoli diviene ora consegna di sé e affidamento del cammino futuro dei discepoli al Padre: “ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia”. Il suo andare al Padre è un tutt’uno con il dono di una parola che sarà per i discepoli il segreto della loro gioia piena, nella certezza filiale dell’amore del Padre. E questo dono della sua parola, dono di intimità e di gioia, costituirà i discepoli in una condizione di vita alternativa e liberata, conforme alla vita di Gesù, e quindi irriconoscibile al mondo, perché strappata alle sue logiche di paura, di possesso e di violenza: “Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo”. Ma mentre Gesù lascia il mondo e va al Padre, i discepoli, irriducibili al mondo, sono chiamati a starci dentro con la loro “diversità”, e per questo ora Gesù, dopo averli lui stesso custoditi, li affida alla custodia del Padre: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” . Essi non avranno solo bisogno di essere difesi dalle insidie del Maligno, che vorrà costantemente ricondurli alle proprie logiche mondane, ma, positivamente, dovranno essere “consacrati”, interamente e sempre più profondamente e radicalmente immersi nella verità dell’amore del Padre testimoniato dalla parola di Gesù per esserne completamente assorbiti. Per questo la vita dei discepoli sarà quotidianamente dipendente dalla parola di Dio: perché in essa è solo in essa è davvero rigenerata questa condizione alternativa della vita cristiana come vita del Cristo in noi. “Consacrali nella verità. La tua parola è verità” .
È la sua Parola che ci santifica. Che ci fa appartenere a Lui. Che ci fa stare nel mondo non in modo mondano, ma come “inviati”. È per questo che Gesù consacra se stesso, donandosi fino in fondo sulla croce. “Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.