Collatio 12-11-2019

Giovanni 19,1-7

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

La quarta scena del processo davanti a Pilato, quella centrale non a caso, è la nuda descrizione della umiliazione e del dileggio inflitti per ordine di Pilato da parte dei soldati a Gesù, divenuto qui muto e passivo, davanti ad una irrisione che si trasforma in violenza gratuita. C’è solo il suo corpo a testimoniare a gran voce la misteriosa dignità del suo essere Figlio, fedele al Padre fino alla fine. Al termine della flagellazione Pilato esce, in questa quinta scena, verso i sommi sacerdoti, fuori dal pretorio, annunciando l’uscita anche di  Gesù, e dichiarandolo ancora, per la seconda volta, a suo giudizio innocente. Ma non è Pilato che lo conduce fuori, è Gesù stesso che esce e si presenta, con tutta l’eloquenza della derisione e della violenza del mondo su di sé: “ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (1,29), così l’aveva presentato Giovanni Battista. Pilato lo presenta, nelle sue intenzioni, come un poveraccio innocuo, che non può certo rappresentare una minaccia per qualcuno, “Ecco l’uomo!”, ma nelle sue parole c’è di più, c’è la rivelazione dell’uomo e del Messia: è in Lui che si manifesta e rende presente pienamente la vera sovranità di Dio e la vera dignità dell’uomo, che non si afferma con l’imposizione della propria violenza, ma con la forza di chi è disposto a subirla per amore. Alle grida dei capi dei sacerdoti e delle guardie che pretendono la crocifissione, Pilato risponde ironicamente che possono pensarci loro stessi, ben sapendo che essi dovranno rispondere ammettendo di non averne facoltà. È così che i Giudei coinvolgono nella loro accusa la Legge stessa di Dio, quella che Gesù ha portato a compimento per la vita, come manifestazione della volontà suprema del Padre, e che essi ora usano per dare morte a Colui che con la sua pretesa di Figlio ha scardinato il monopolio della loro mediazione religiosa, testimone di una verità che libera.