Collatio 20-11-2019

Giovanni 19,31-37

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.I Giudei vogliono assicurarsi che il giorno dopo, che è un Sabato e per giunta con la coincidenza della Festa di Pasqua (“era un giorno solenne quel Sabato”), Gerusalemme non debba essere sovrastata dal triste (e magari anche imbarazzante) spettacolo dei crocifissi. Per questo fanno pressione sul governatore perché si occupi dell’accelerazione della morte per soffocamento dei condannati (attraverso il “crucifragium”: con le gambe spezzate non sarebbero più in grado di sollevarsi quel poco per respirare), toglierli dalla vista, “girare pagina” e celebrare più tranquillamente il Sabato e la Pasqua. Il paradosso ironico che il Vangelo ci segnala è che tutto questo in realtà produce, a un altro livello, l’effetto opposto! Gesù non muore per soffocamento come gli altri (non ce la faccio più a sollevarmi per respirare), ma “consegnando lo Spirito” (gli altri evangelisti ne segnalano il grido): in questo modo l’operazione dei soldati che intervengono sugli altri due condannati non è necessaria per Gesù, poiché egli ha abbreviato i tempi della sua morte donando il suo respiro, senza “centellinarlo”. In questo modo gli è risparmiato il crucifragium, e viene invece “utilizzato” dai soldati come bersaglio per allenarsi (raggiungere il cuore passando attraverso le costole), non correndo più il rischio di ucciderlo con la lancia (il che avrebbe di fatto evitato la morte per soffocamento tipica del supplizio della croce, in cui consisteva la sua condanna). In questo modo non solo tutto ruota proprio intorno a quel corpo che i Giudei volevano il più presto possibile togliere dalla vista (gambe, costato, acqua, sangue), ma il gesto della lancia e la testimonianza del discepolo che “vede” e “sa” la verità del compiersi delle Scritture in Gesù, lo indicano a tutti come Colui al quale volgere lo sguardo! “… perché anche voi crediate”: ogni generazione davanti al Vangelo potrà riconoscere la verità di Gesù, della sua gloria sulla croce, del suo essere il vero agnello di Dio per la salvezza e la liberazione pasquale (al quale “non sarà spezzato alcun osso”: Es 12,46), il Messia trafitto a morte al quale si volgerà lo sguardo (anzi, per la cui morte si volgerà lo sguardo a Dio stesso trafitto per i peccati del popolo) per ricevere grazia e consolazione (“Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme… In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità” Zc 12,10-11.13,1). È lo sguardo consapevole del testimone che offre alla nostra fede il mistero di quel corpo, e in esso di tutta la missione e l’identità di Gesù, un corpo “non spezzato”, ma “trafitto”: una vita tutta interamente del Padre, mistero di unità indistruttibile e fondamento della comunione futura dei discepoli, e una vita allo stesso tempo aperta, donata nella morte, consegnata ai fratelli. Come un vaso tutto intero, capace di contenere fedelmente la presenza e l’amore del Padre, e anche traboccante di un amore che è il sangue purificante di una offerta che vince la violenza e l’acqua rigenerante che santifica, disseta e feconda il mondo.